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Archive for the tag “MAFIA”

Il Prefetto revoca il Sindaco di Campobello, Ciro Caravà, arrestato ieri

Il prefetto di Trapani, Marilisa Magno, ha firmato il decreto di revoca dalla carica di sindaco di Campobello di Mazara per Ciro Carava’, arrestato la scorsa notTe nell’ambito dell’operazione antimafia ‘Campus Belli’.
Il decreto, valido finche’ durera’ la misura coercitiva cui Carava’ e’ stato sottoposto, e’ stato notificato in serata dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani al segretario comunale, al presidente del Consiglio comunale e al vicesindaco di Campobello di Mazara.

L’OPERAZIONE DI IERI. I carabinieri del Ros stringono il cerchio attorno al superlatitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Un’operazione ha decapitato la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, ritenuta una delle ultime roccaforti del ricercato numero uno. In manette 11 persone, tra cui lo stesso sindaco di Campobello, con l’accusa di associazione mafiosa e intestazione fittizia dei beni. Al centro delle indagini, avviate nel 2006 sotto la direzione della procura distrettuale antimafia di Palermo, i sodali di Messina Denaro, capo indiscusso della mafia trapanese e punto di riferimento per l’intera struttura di Cosa Nostra. Secondo gli investigatori le cosche gestivano in maniera occulta società ed imprese capaci di monopolizzare il mercato olivicolo ed altri settori dell’economia. La famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, storicamente tra le più attive del mandamento di Castelvetrano, avrebbe mantenuto uno stretto collegamento con il “boss dei boss” e, «attraverso un pervasivo controllo del territorio», sarebbe riuscita ad «infiltrare progressivamente le attività imprenditoriali ed economiche dell’area». Stupisce l’arresto del sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, in carica dal 2006 e rieletto nelle ultime amministrative nel maggio 2011. Alla guida di una giunta di centrosinistra, vicino al Pd, Caravà, 52 anni, ragioniere, è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006, anno in cui fu eletto sindaco con il sostegno di Pd, Mpa e Democrazia e libertà e con l’appoggio esterno di Api e la lista Fratelli d’Italia. Era noto soprattutto per il suo impegno antimafia e per la sua adesione a campagne di lotta “sociale” alla criminalità organizzata. Per non destare sospetti, aveva anche deciso di far costituire il Comune parte civile nei processi a carico del boss. Solo un anno fa aveva inaugurato un centro dell’Avis su un fondo confiscato al boss locale Nunzio Spezia, morto nel 2009. Ma secondo gli investigatori il sindaco era «l’espressione politica della locale consorteria mafiosa», vicino al latitante e alla cosca di Campobello. Numerose intercettazioni lo tirano in ballo. In una conversazione la moglie di un boss spiega al marito che proprio grazie al sindaco avrebbe ottenuto in regalo i biglietti aerei per raggiungere il congiunto nel carcere del Nord Italia. Non solo: Caravà avrebbe distribuito ai mafiosi anche lavori e appalti del Comune. Già nel 2006 era stato denunciato per estorsione e voto di scambio, ma l’inchiesta finì con un’archiviazione. Nel 2008 il Viminale inviò gli ispettori al Comune per verificare eventuali infiltrazioni mafiose. Messina Denaro è «una sorta di primula rossa amata e stimata da tutti e onorata come tale. Usufruisce sempre di nuova linfa vitale e ha collegamenti con la borghesia, non solo mafiosa»: questo è il ritratto che il Procuratore aggiunto di Palermo, Maria Teresa Principato. fa del boss latitante dal ’93. «È importante arrestarlo al più» presto. Dello stesso parere il procuratore di Palermo Francesco Messineo: il boss «può contare su una rete di fiancheggiatori che svolgono il compito gratis, senza chiedere nulla in cambio, una sorta di adesione ideologica alla figura del latitante. C’è quasi un impegno collettivo di protezione nei suoi confronti». L’operazione di oggi «potrebbe contribuire a destabilizzare il meccanismo che continua a proteggere il latitante, spesso difficile da penetrare».

Pubblicato in Antimafia

http://primaveraisolana.wordpress.com/2012/06/16/ciro-carava-inaugurava-i-beni-confiscatisi/

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/04/rinascita-isolana-abbandona-laula.html

Dottore Marcello Cutino il GEOLOGO

Audizione degli amministratori locali in merito alla gestione del Comune di Campobello di Mazara.

I componenti della Commissione, ricordando l’arresto del sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, per fatti di mafia, paventano il rischio del relativo coinvolgimento mediatico e, stante le indagini prefettizie, financo amministrativo, dell’intera amministrazione comunale. Chiedono, a tal riguardo, agli amministratori comunali di valutare la presentazione delle dimissioni al fine di distinguere in modo inequivocabile le gravi, anche se presunte, responsabilità del Sindaco da quelle dell’amministrazione. Alcuni amministratori comunali, pur ammettendo la difficile situazione che vive il Comune, esprimono perplessità sull’ipotesi di dimissioni, adducendo motivazioni relative alla mancata chiusura delle indagini prefettizie. Mettono in luce che, in linea teorica le suddette indagini prefettizie, non ancora terminate, potrebbero compromettere anche l’eventuale Consiglio comunale eletto a seguito di nuove elezioni comunali. A tal riguardo, citano il caso dell’amministrazione comunale di Vallelunga Pratameno (CL), appena insediatasi a seguito delle dimissioni degli amministratori locali e sciolta subito dopo dal Ministro dell’Interno a causa dei risultati pervenuti dalla Commissione prefettizia. Al contrario, altri amministratori locali comunicano la presentazione delle dimissioni al fine di favorire lo scioglimento del Consiglio comunale.

Non avendo altri chiesto di parlare, il PRESIDENTE toglie la seduta. (La seduta è tolta alle ore 14.30)

http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2

UN BENE COMUNE LA PALESTRA COMUNALE FONTE DI REDDITO E DI SPECULAZIONE PER I SOLITI IGNOTI

Il Consigliere Dionisi nella seduta del Consiglio Comunale del 18 maggio 2012, a proposito della gestione di un BENE PUBBLICO da parte della Body Center riconduicibile a parenti vicini all’assessore DOTTORE Riso Napoleone, afferma
Allegato: Delibera c.c. n.20.pdf (64 kb) File con estensione pdf

“… In data 26/7/1994 è stato affidato l’impianto ad una società sportiva la Body Center di cui l’Assessore faceva parte con l’attuale moglie. Il canone allora previsto era una miseria. Faccio presente che la palestra è stata affittata ad un canone di £. 2.400.000 annuo ed il campo sportivo per £. 1.200.000 annuo. Non mi sembra che da allora sino ad oggi la palestra sia stata aperta ai cittadini di Isola a titolo gratuito anzi sono in possesso di bollettini della finanziaria Fidi Italia che già nel 1999/2000 si pagava £.40.000 al mese.
Non si spiega perché non c’è nella convenzione come mai la palestra sia stata collegata ad uno spogliatoio del campo comunale che è diventato parte integrante della palestra.
Voglio sapere se sono state chieste le autorizzazioni comunali alla sovrintendenza per questo accorpamento, e poi vorrei sapere come mai è stato lasciato libero il campo sportivo dopo che lo aveva in concessione; presumo per mancanza di acquirenti.
Non mi risulta che in base a questa convenzione e al vecchio regolamento sia stato pagato il consumo di acqua e luce per ben 18 anni, ma sicuramente lo abbiamo pagato tutti i cittadini di Isola delle Femmine. Sicuramente la mia proposta di Regolamento e l’emendamento integrativo hanno dato fastidio.
Come ha detto il Capogruppo il Regolamento proposto è farraginoso ma sicuramente è stato predisposto nell’interesse dei cittadini di Isola delle Femmine perché prevede a favore delle casse comunali un canone annuo di € 18.000 per la palestra e € 6.000 per il campo sportivo.
Sicuramente oggi mi sarei aspettato un dibattito sui canoni ma non di sentirmi dire che il mio impegno nel proporre questo argomento, cosa che non rovisto fare a nessun altro Consigliere, sia stato inutile e di scarsa copiatura.
Sono fiero di aver fatto “copia e incolla” di due regolamenti di impianti sportivi di altre due cittadine della nostra Regione dove i canoni gestionali sono aderenti alla realtà dei costi privati e dove è previsto che i cittadini di Isola non debbano più pagare l’acqua e la luce degli impianti sportivi sino ad ora gestiti dalla Body Center.
Per tali motivi, chiedo al Presidente del Consiglio che trasmetta tutto il carteggio inerente alla gestione degli impianti sportivi al Procuratore della Repubblica di Palermo affinché verifichi quanto da me esposto.”

Allegato: allegato Delibera cc n.20.pdf (183 kb) File con estensione pdf

Da una ricerca effettuata presso l’Ufficio Tecnico Comunale “sembra” che NESSUN atto autorizzatorio sia stato concesso per l’accorpamento degli spogliatoi con la palestra della Body Center. Al fine di non ingenerare dubbi  e perplessità sulla liceità di quanto “costruito”, da parte della Body Center, chiediamo alla direzione della stessa  di voler rendere pubblico l’atto in questione.
Durante la seduta del Consiglio Comunale del 18 maggio 2012 à stata lanciata un’accusa precisa e circostanziata nei confronti dell’Assessore allo sport il dottore Riso Napoleone.

L’utilizzo di un BENE PUBBLICO a fini di lucro personale  e di famiglia.

Bene ha fatto l’Assessore a preannunciare una sua querela nei confronti del Consigliere Dionisi. 

Ad OGGI “SEMBRA” !  che nessuna querela sia stata presentata. 
Dar credito a quanto di illegale sarebbe stato perpetrato ai danni della Comunità di Isola delle Femmine,  sarebbe cosa di una gravità inaudita e potrebbero ravvedersi in tale condotta   ipotesi di reati di varia natura.   
Pino Ciampolillo
ARGOMENTI CORRELATI:

L’Assessore Napoleone Dottor Riso chiede che venga messa a verbale la seguente dichiarazione:

L’Ass. Riso chiede che venga messa a verbale la seguente dichiarazione:

 

ESTRATTO COPIA DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 20 DEL 18/05/2012

Delibera c.c. n.20.pdf (64 kb) File con estensione pdf

“Mi riservo di querelare il Vice Presidente Dionisi per calunnia e supposizioni false, stante che da quando ho cominciato il percorso politico mi sono dimesso dall’Associazione Body Center e dal 2009 nessun componente della mia famiglia risulta far parte della Body Center. Riferendomi ai tempi in cui facevo parte della Body Center preciso che la struttura che collega la palestra agli spogliatoi è stata regolarmente autorizzata dall’allora Sindaco Stefano Bologna. Per quanto riguarda  pagamenti delle bollette di luce, acqua e spazzatura il Vice Presidente può verificare che la Polisportiva paga regolarmente tutto, tant’è che nonostante le comunicazioni fatte dai gruppi direttivi da cui si evince che non faccio parte della Polisportiva, le bollette continuano ad arrivare a nome di Lucido Maria Stella. Per quanto riguarda le quote degli Associati, si è nel rispetto pieno del regolamento che prevede che tutte le associazioni esistenti nel territorio utilizzino l’impianto a titolo gratuito, tant’è che la palestra è stata utilizzata da tutte le Associazioni che ne hanno fatto richiesta per le loro attività (scuola di pattinaggio, calcio, ecc.). per quanto riguarda il chiarimento, la Body Center ha vinto una regolare gara e, in quanto non esisteva una squadra di calcio, la Società ha partecipato per l’affidamento di un unico impianto, fino a quando, costituitasi la Società di calcio, la Body Center ha ceduto alla stessa il campo di calcio. In merito ai canoni il Consigliere non capisce la valenza sociale dello sport dove l’aspetto economico non è quello da valutare maggiormente. La Società che gestisce un impianto ha delle spese da sostenere, come dimostrato da tutta la documentazione. Il Vice Presidente, peraltro, va a determinare i canoni anche per il campo di calcio e la pista di pattinaggio”.


Assessore Dottore Riso Napoleone ad OGGI NESSUNA querela è stata presentata  nei  confronti di chi l’ha accusata di aver utilizzato per scopi non rispondenti ai principi ed ai valori della gestione della COSA PUBBLICA.

ASSESSORE Riso Dottore Napoleone Lei sa benissimo che in questa particolare fase della vita democratica di Isola delle Femmine – vedasi  la presenza nel NOSTRO Comune della commissione prefettizia – non si può, in particolare da parte di chi come Lei amministra, ingenerare dubbi di legittimità e di illegalità nella GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA.

RESTIAMO IN  ATTESA  

Pino Ciampolillo

ARGOMENTI CORRELATI:

“S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “

Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

Processo ”Addiopizzo”: 400 anni di carcere

Processo ”Addiopizzo”: 400 anni di carcere

Un risultato processuale storico: condannati 49 dei 50 imputati tra boss, imprenditori e commercianti

Condanne per quasi quattro secoli di carcere (esattamente 375 anni) sono state inflitte, col rito abbreviato, dal Gup di Palermo Vittorio Anania, nel processo “Addiopizzo”, uno stralcio di un’imponente indagine della Squadra Mobile di Palermo sul fenomeno del pizzo gestito dal clan capeggiato dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo.

Ad essere condannati sono stati 49 dei 50 imputati tra boss, imprenditori e commercianti. I malavitosi sono stati condannati con l’accusa di estorsione, mentre alcuni dei titolari di attività commerciali sono stati condannati per favoreggiamento, visto che non avevano ammesso ai magistrati di avere pagato il pizzo. Una sola assoluzione: si tratta del commerciante Vincenzo Cintura, accusato di favoreggiamento e difeso dall’avvocato Fabio Milazzo.

L’accusa era sostenuta dai pm della Dda Marcello Viola e Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi e Gaetano Paci, che avevano chiesto pene per 524 anni di carcere. L’indagine era nata dal ritrovamento – nel covo di Giardinello, il 5 novembre 2007, al momento della cattura dei Lo Piccolo – dei pizzini con la contabilità e la gestione del racket delle estorsioni. Era stato così confermato che i commercianti e gli imprenditori palermitani pagavano a tappeto.

La condanna più alta, 20 anni di carcere, è stata inflitta a Nino Mancuso, che sarebbe stato esattore nei confronti di numerosissimi commercianti, così come Domenico Serio, al quale sono stati inflitti 16 anni. Ad Andrea Gioé inflitti 12 anni, a Michele Catalano, 20 anni e Domenico Ciaramitaro, 18 anni. A Calogero Lo Piccolo, figlio del boss Salvatore e fratello del mafioso e sicario Sandro, subentrato ai prossimi congiunti dopo il loro arresto, sono stati inflitti 10 anni di carcere.

Gli imprenditori condannati sono: Salvatore Genovese, Carlo Alberto Adile, Salvatore Ariolo, Giampiero Specchiarello (sei mesi). Mentre Gaspare Messina, titolare del locale notturno “Scalea club” ha avuto un anno e quattro mesi per falsa testimonianza.

La sentenza, risultato processuale storico per le inchieste sulle estorsioni, è stata letta dal giudice nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, dopo otto ore di camera di consiglio: il solo dispositivo è composto da 18 pagine e il Gup ha disposto provvisionali immediatamente esecutive da 90 mila euro ciascuno a favore dei commercianti che si erano costituiti parte civile; stessa somma alle associazioni (come “Addiopizzo”, dalla quale è stato preso il nome dell’operazione antimafia), Federazione antiracket e Libero Futuro. La Provincia di Palermo ha avuto il risarcimento più alto: 320 mila euro; altre associazioni, come Confindustria, Assindustria, Centro Pio La Torre, Sos Impresa 60 mila euro ciascuno.

[Informazioni tratte da  AGI, Ansa, La Siciliaweb.it

Racket, processo a boss e negozianti Alla sbarra chi negò di pagare il pizzo

di Salvo Palazzolo

Indagini chiuse sul clan Lo Piccolo: sotto accusa 58 boss e 22 commercianti

Il primo nome della lista è quello di un capomafia, Andrea Adamo, accusato di aver chiesto il pizzo. Il secondo, quello di un imprenditore, Aldo Adile, amministratore di Interlinea, accusato di favoreggiamento, per non aver denunciato gli esattori di Cosa nostra. Carnefici e vittime sono insieme nel processo alla nuova mafia dei Lo Piccolo, che si celebrerà a breve. La Procura ha chiuso l´inchiesta e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per 58 mafiosi e 22 fra commercianti e imprenditori, titolari di 19 attività. Nella lista firmata dai pubblici ministeri Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Marcello Viola, Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi ci sono nomi molto noti: non solo Aldo Adile, ma anche Carlo Alberto Adile (amministratore di “Adile salotti”), Maurizio Buscemi (pub Bocachica), Rosario Correnti e Raimondo Inserra (Villa Boscogrande), Giuseppe Consolo e Giovanni Profeta (ristorante Temptation), Salvatore Balsano (ristorante Lo scrigno dei sapori), Vincenz Favaloro (ristorante Alla corte dei normanni), Umberto Prestigiacomo (pub Any Way). Poi, ancora: Salvatore Ariolo (Eurofrutta srl), Giampiero Specchiarello (Gia.spe costruzioni), Antonio Billeci (Il Delfino ristorazione), Vincenzo Cintura (ditta edile Cintura junior), Salvatore Catalano (Movi.ter), Salvatore Genovese (Genovese service srl), Daniele e Domenico Terzo (Carrozzeria Firenze), Giulio Vassallo (Bar Gardenia), Giuseppe Giammona (Giauto). Tutti indagati per favoreggiamento. Gaspare Messina, gestore dello Scalea club deve invece rispondere di falsa testimonianza, per aver ritrattato la denuncia che aveva fatto nei mesi scorsi alla Procura: faccia a faccia con il suo estorsore, durante l´incidente probatorio tenuto di recente davanti al gip Maria Pino, si è tirato indietro.
Tutto era cominciato con la cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, il 5 novembre 2007. I mille pizzini ritrovati dalla squadra mobile nel covo di Giardinello hanno dischiuso il forziere del racket. Il pentimento di cinque mafiosi un tempo legati a Lo Piccolo ha offerto indicazioni importantissime per decifrare i nomi in codice degli esattori. Questa volta, agli operatori economici veniva chiesto soltanto di confermare. In 18 l´hanno fatto. In 22 hanno preferito il silenzio. Nonostante gli appelli delle istituzioni e delle associazioni antiracket. Nonostante il disfacimento di Cosa nostra palermitana, decimata dai blitz di polizia e carabinieri.
L´elenco dei boss finiti in carcere in questi mesi e adesso destinati al processo è lungo. Nella lista dei 58 ci sono Salvatore Lo Piccolo e i figli Sandro e Calogero. Poi, i quadri dirigenti della nuova organizzazione: Michele Catalano (reggente dello Zen), Giovan Battista Giacalone (reggente di San Lorenzo), Andre Gioè (reggente di Tommaso Natale e Sferracavallo), Salvatore Genova (reggente del mandamento di Resuttana), Ferdinando Gallina (reggente della famiglia di Carini), Antonio Mancuso (reggente di Partanna Mondello), Massimo Giuseppe Troia (reggente di San Lorenzo). Ci sono gli insospettabili favoreggiatori: Gerardo Parisi era ufficialmente l´autista del presidente della Gesip, in realtà era uno dei favoreggiatori più fidati dei Lo Piccolo, sempre pronto a reperire un covo sicuro per i latitanti. Alcuni imprenditori sono accusati di associazione mafiosa, per aver messo a disposizione dei Lo Piccolo le loro aziende: Pietro Alamia, Giovanni Botta, Pietro Cinà, Francesco Palumeri e Sebastiano Vinciguerra. Seguono i picciotti addetti alla raccolta del pizzo: Antonio Ciminello, Tommaso Contino, Antonio Cumbo, Gaetano Fontana, Salvatore Liga, Fabio Micalizzi, Vincenzo Graziano. Nel processo ci saranno anche i mafiosi di un tempo, poi diventati i pentiti che hanno demolito il sistema Lo Piccolo. Da Antonino Nuccio a Francesco Franzese, Gaspare Pulizzi. L´inchiesta fa luce su mandanti ed esecutori di 42 estorsioni e 7 tentate estorsioni. Il caso più eclatante resta quello di Rodolfo Guajana, a cui fu bruciata la fabbrica, tre mesi prima dell´arresto dei padrini di Tommaso Natale. Quel giorno, ha raccontato il pentito Pulizzi, Sandro Lo Piccolo non volle perdersi il telegiornale: vedendo le immagini della fabbrica distrutta dal fuoco, commentò che quel rogo avrebbe dovuto essere di esempio per tutti i commercianti di Palermo. Non lo è stato pe Guajana, che ha denunciato. Non lo è stato per i 18 che nelle scorse settimane sono già stati protagonisti dell´incidente probatorio, una sorta di anticipazione del processo ai Lo Piccolo.

Fermati i boss di Resuttana

Il neopentito Manuel Pasta, sta già dando un contributo sostanziale per comprendere i nuovi assetti dei clan palermitani
 
E’ scattata alle prime luci dell’alba di oggi un’operazione antimafia condotta dai Carabinieri del Reparto operativo di Palermo che hanno eseguito tre fermi per associazione mafiosa ed estorsioni. Tra questi in manette anche colui che è considerato il nuovo ‘reggente’ del mandamento mafioso di Resuttana. In carcere sono finiti Andrea Quatrosi, 52 anni, ritenuto il capo mandamento di Resuttana, Carlo Giannusa, 41 anni e Mario Napoli, 45 anni.
L’inchiesta è stata avviata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia: i pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Lia Sava.
I provvedimenti sono stati resi possibili dalle dichiarazioni di un nuovo pentito di mafia, Manuel Pasta, che collabora da una decina di giorni con i magistrati. I tre sono stati fermati per il pericolo di fuga, i pm, infatti, temevano che nell’apprendere dell’avvio della collaborazione del pentito avrebbero potuto lasciare Palermo. Due degli arrestati sono stati fermati a Cinisi a bordo di uno scooter, un terzo aveva trascorso la notte fuori casa. In corso anche perquisizioni alla ricerca di armi e munizioni.

Come già accennato, all’indagine hanno dato un contributo importante le rivelazioni di Manuel Pasta (nella foto), che per conto dei boss gestiva il racket delle estorsioni. E’ dallo scorso 29 marzo che Pasta collabora con la giustizia e sta svelando a magistrati della Dda di Palermo e ai carabinieri i segreti della cosca palermitana di Resuttana, legata a doppio filo a quella dei padrini Sandro e Salvatore Lo Piccolo.
Manuel Pasta, 34 anni, è stato arrestato dai militari dell’Arma, a dicembre scorso, nel blitz denominato ‘EOS’. E’ accusato di associazione mafiosa ed estorsione. Il padre, Salvatore Pasta, in passato, è stato arrestato per riciclaggio aggravato. Elemento di spicco del “mandamento”, vicino ai capi della cosca, considerato il gestore del racket delle estorsioni per conto dei boss, il pentito sta aiutando gli investigatori a ricostruire i nuovi organigrammi dell’associazione. Titolare di uno studio di consulenza che trattava sinistri stradali. Si sarebbe occupato anche di pratiche che coinvolgevano diversi personaggi mafiosi riferibili a Cosa Nostra e, in particolare, alla famiglia di Resuttana, tra i quali Salvatore Genova, Rosario Pedone, Sergio Giannusa, Giuseppe Biondino, Salvatore Ariolo, Francesco D’Alessandro e Sebastiano D’Ambrogio. Inoltre provvedeva anche al mantenimento delle famiglie dei boss detenuti facendo avere loro un vero e proprio stipendio mensile.
Pasta ha “traghettato” il mandamento dalla vecchia gestione del capomafia Giovanni Bonanno, assassinato col metodo della lupara bianca su ordine dei Lo Piccolo, a quella dei nuovi vertici.
Il neo collaboratore – l’ultimo di una lunghissima schiera di uomini d’onore vicini ai Lo Piccolo che hanno deciso di saltare il fosso – sarebbe dovuto comparire oggi all’udienza preliminare in cui è imputato. Per ragioni di sicurezza non sarà presente. I suoi familiari – la moglie e i due figli – nei giorni scorsi, sono stati trasferiti in una località protetta.
A parlare di Pasta sono diversi collaboratori di giustizia, che prima di lui hanno deciso di saltare il fosso, tra cui Maurizio Spataro. Quest’ultimo, secondo i magistrati di Palermo “ha condiviso con Pasta un periodo di collaborazione criminale”. Nel corso di un verbale, reso da Spataro il 20 novembre 2009, il collaboratore, nel ribadire la funzione di Pasta nell’ambito della famiglia mafiosa di Resuttana, aveva evidenziato che quest’ultimo “si occupava di pagare le famiglie dei detenuti”. Manuel Pasta, secondo le dichiarazioni rese da Spataro ai magistrati della Dda di Palermo “gestiva con me il mandamento di Resuttana. Teneva la cassa e si occupava di pagare i familiari ai detenuti. Ha una agenzia di disbrigo pratiche per incidenti stradali che era sede di incontri con esponenti mafiosi. Era vicino a Salvo Genova. Mia moglie ha ricevuto soldi da Pasta”.
Anche Lucia Di Matteo, moglie del pentito Spataro, ha parlato di Pasta. Il 30 novembre 2009 la donna, secondo i pm, avrebbe fornito “un quadro esaustivo dei rapporti che ha mantenuto con Manuel Pasta in ragione dell’attività di assistenza finanziaria e legale che Pasta svolgeva in favore della famiglia Spataro dopo l’arresto di quest’ultimo”. Interrogata dai pm la donna ha detto: “Manuel Pasta mi disse che quando io avevo dei problemi oppure per parlare dei colloqui con mio marito Maurizio, avremmo dovuto vederci al Charleston. In effetti ho incontrato più volte Manuel Pasta al Charleston. Con Pasta parlavamo, tra l’altro, dell’andamento dei colloqui”. “Ricordo un evento in particolare, in cui mi rivolsi a Pasta – ricorda ancora la donna – per entrare in possesso di una somma di denaro pari a 3000 euro con riferimento ad un credito che vantava mio marito rispetto ad un cliente del ‘Borgo’ (il quartiere di Borgo vecchio, ndr) per una macchina. Dopo un colloquio avuto in carcere con mio marito avvenuto il 13 di Novembre del 2008, colloquio avvenuto con modalita’ ”sospette” , ovvero a parte rispetto agli altri detenuti, venne a trovarmi a casa di mia suocera Tanino Lo Presti. Ci incontrammo sotto casa e mi diede 15.000 euro quale parte del credito che mio marito vantava, per la restituzione del quale mi ero rivolta a Pasta”.
Per quanto riguarda gli arresti di stamane, Pasta ha raccontato agli investigatori che Andrea Quatrosi e i suoi uomini stavano progettando due delitti: quello di Michele Pillitteri, un commerciante che faceva estorsioni senza l’autorizzazione della mafia, e quello di Gioacchino Intravaglia, soggetto di cui il collaboratore fa il nome, senza spiegare, però, il movente dell’agguato mai commesso. Pillitteri che chiedeva il pizzo – racconta Pasta – “senza la nostra autorizzazione oltre a non essere formalmente affiliato”, ha subito anche un attentato incendiario da parte del clan.
Due dei fermati, Carlo Giannusa e Mario Napoli, detto ‘Big Jim’, si erano già procurati gli scooter che il commando avrebbe dovuto usare per l’omicidio e avevano pedinato la vittima. Ma – racconta Pasta – “Pillitteri venne risparmiato perchè quando tutto era pronto per l’agguato aveva un bambino in braccio”. Secondo quanto raccontato dal neopentito Cosa nostra avrebbe dovuto uccidere anche un altro uomo.
 
Chi è Andrea Quatrosi – Da rapinatore a capo di uno dei mandamenti mafiosi più importanti di Palermo: un’escalation criminale compiuta in pochi anni e avallata dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. E’ il ritratto del nuovo reggente del clan palermitano di Resuttana, Andrea Quatrosi, fermato oggi dai carabinieri. ‘Punciutu’, ossia “affiliato ritualmente”, solo di recente, Quatrosi, per anni, si è occupato della latitanza dei Lo Piccolo. “Si vantava – racconta Manuela Pasta che ne ha descritto il ruolo – di avere insegnato a Salvatore Lo Piccolo a nuotare”. Per conto dei padrini di San Lorenzo, mandamento confinante con quello di Resuttana, nascondeva le armi: kalashnikov, mitragliette, fucili a pompa. I collaboratori di giustizia raccontano che era solito tenere una P38 nascosta dietro al battiscopa della camera dal letto. Parte dell’arsenale del clan l’aveva affidato a una coppia di insospettabili di Cinisi, paese del palermitano. La cerimonia in cui è diventato formalmente un uomo d’onore l’ha “officiata” Giuseppe Liga, l’architetto succeduto a Lo Piccolo alla guida di San Lorenzo.
E’ lui a consigliargli di smetterla con i traffici di droga perché non è attività da capomafia e a invitarlo ad affidare il business ad altri, continuando, però, a intascarne i guadagni. Il pentito Pasta, insieme ad altri collaboratori di giustizia come Maurizio Spataro e Francesco Briguglio, racconta che Quatrosi ha preso il posto di Bartolo Genova, estromesso da Cosa nostra perché colpevole di avere organizzato un incontro, senza avvertire nessuno, con l’allora latitante Gianni Nicchi. In cella sono finiti anche i fedelissimi di Quatrosi: Carlo Giannusa, 41 anni, e Mario Napoli, detto Big Jim, 45, incaricato di riscuotere il pizzo per conto del clan.

Le estorsioni nel “salotto” di Palermo – Tra le confessioni del neopentito Manuel Pasta anche i nomi degli esercizi commerciali della centralissima via Libertà che pagano il pizzo. Era Andrea Quatrosi, secondo Pasta, a tenere e compilare il libro mastro della cosca: l’elenco delle vittime del pizzo – venivano usati soprannomi – con accanto il denaro ricevuto.
Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che i mafiosi avevano deciso di spostare a maggio e settembre le tradizionali date di riscossione fissate in Natale e Pasqua per cercare di sviare gli investigatori.
Tra i commercianti taglieggiati di cui parla il pentito pescherie, bar, ma anche noti negozi di via Libertà, il salotto buono di Palermo. Come “Pollini” che versava 500 euro al mese. Nel mirino della mafia anche il titolare della rivendita Timberland, che ha anche altri due negozi di abbigliamento molto noti nel centro di Palermo, che dava 7000 euro l’anno in due tranches. Il particolare curioso e allarmante è che in questo caso a fungere da intermediario tra la vittima e i clan erano altri commercianti: “paga tramite Diego o Cesare Ciulla – racconta Pasta – i titolari del negozio Hessian” (attività di rivendita di accessori molto conosciuta in città, ndr). Nel libro mastro anche l’hotel Politeama che versava alla cosca 6000 euro l’anno. Sempre a proposito del racket, il pentito racconta del danneggiamento subito dal proprietario di un bar che si era rifiutato di pagare il pizzo. Il titolare aveva risposto in malo modo all’estortore e aveva fatto sapere che non gli interessava cosa sarebbe accaduto. Un comportamento anomalo, visto che la vittima, secondo quanto la cosca sapeva, pagava regolarmente per l’altra attività commerciale di proprietà, un altro bar che si trova nella località balneare di Mondello. Per tutta risposta il clan piazzò uno scooter rubato per commettere un omicidio, poi mai eseguito, e gli diede fuoco davanti al locale del commerciante riottoso.

[Informazioni tratte da ANSA, ADNKRONOS/ING]

http://isolapulita.blogspot.it/2010/05/blog-post.html

http://isolapulita.blogspot.it/2009/08/vile-aggressione-al-candidato-sindaco.html

ESTRATTO CUSTODIA CAUTELARE ADDIO PIZZO 5

ESTRATTO CUSTODIA CAUTELARE ADDIO PIZZO 5

La partecipazione di BRUNO Pietro all‘associazione mafiosa Cosa Nostra è asseverata dalla sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo in data 20.12.2000, divenuta irrevocabile in data 7 ottobre 2003. Le motivazioni del predetto provvedimento giudiziario certificano l‘appartenenza dell‘indagato alla famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, territorio rientrante nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, diretto da Salvatore e Sandro LO PICCOLO. Il grave ed univoco quadro indiziario a carico del BRUNO in ordine alla attualità del suo contributo all‘interno dell‘organizzazione mafiosa promana dalle precise e convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia FRANZESE Francesco, NUCCIO Antonino, PULIZZI Gaspare e SPATARO Maurizio. Nell‘interrogatorio del 24 dicembre 2007 FRANZESE, in sede di individuazione fotografica, pur non riconoscendolo, ha indicato BRUNO come l‘attuale responsabile della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, riunita a quella di Capaci. Interrogatorio di FRANZESE Francesco 24 dicembre 2007 FOTO N. 3: Non riconosco l‘uomo, credo che si tratti di un soggetto di Capaci. L‘ufficio da atto che la foto ritrae BRUNO Pietro nato a Isola delle Femmine il 18.11.1946. Dopo avere udito il cognome FRANZESE dichiara di avere appreso da Salvatore e Sandro LO PICCOLO che Pietro BRUNO era il responsabile del territorio di Capaci e di Isola delle Femmine. Ricordo in particolare che in ordine alla dazione di una somma di denaro da parte di un negoziante di piastrelle di Capaci, Gerardo PARISI chiese, in mia presenza, l‘intervento dei LO PICCOLO che riferirono che se ne sarebbe occupato proprio Pietro BRUNO. Successivamente ho appreso da Gerardo PARISI che effettivamente il BRUNO si era interessato, ottenendo il denaro sollecitato. La medesima propalazione accusatoria nei confronti di BRUNO era ripetuta da FRANZESE in data 4 aprile 2008: Interrogatorio di FRANZESE Francesco 4 aprile 2008 – P.M.: allora e su questo quindi non…non è in grado di dirmi altro…foto numero 5) – FRANZESE: no, non ce l‘ho presente… – P.M.: la foto numero 5) riproduce l‘immagine di…BRUNO Pietro, nato a Isola delle Femmine, il 18/11/…del 67… – FRANZESE: ah eh…non l‘ho incontrato personalmente…però posso parlare…sì, poso sparlare di lui, da…da quello che ho saputo diciamo dai LO PICCOLO, …da Sandro…eh da Salvatore LO PICCOLO…cioè lui era reg…posso parlare? di questo fatto? – P.M.: si …certo… – FRANZESE: e le dico pure in che occasione… – P.M.: lei ha detto di essere in grado…vedend…dopo avere saputo il nome di questa persona… – FRANZESE: si, perché…non l‘ho incontrato… – P.M.: perché prima non l‘ha riconosciuto… – FRANZESE: non l‘ho incontrato personalmente… – P.M.: uh… – FRANZESE: però ci sono delle circostanze…che le posso citare…eh…dove è che…ho appreso…che lui era reggente della…famiglia di mafiosa di…Isola delle Femmine – Capaci, le posso dire la circostanza…in cui… – P.M.: lei dice, che l‘ha saputo dai LO PICCOLO, no? – FRANZESE: si, si, da Sandro e Salvatore LO PICCOLO…eh ora le racconto pure la circostanza… – P.M.: reggente della famiglia mafiosa di? – FRANZESE: eh…Isola delle Femmine-Capaci. – P.M.: si… – FRANZESE: le racconto questa circostanza in cui ho… – P.M.: si… – FRANZESE: e allora, c‘era diciamo in una casa dove ho abitato io, della signora Catania ehm… diciamo…eh…il genero GERARDO…con cui parlavo io…che era che abitava accanto…e in questa ehm…in questa casa è venuto pure Sandro LO PICCOLO…e Salvatore LO PICCOLO mentre c‘ero io, …ehm…praticamente il…cognato di Gerardo PARISI, che si chiama…Filippo CATANIA, il figlio della signora Catania, diciamo il suocero eh…ha…una rivendita…una rappresentanza di mattonelle, piastrelle…nel termitano, nella zona di Termini Imerese, in questa zona, e allora lui, aveva dei clienti insolventi nella zona…lì di Capaci, Isola questi qua…e allora ehm…volevano di…Gerardo parlò con…in mia presenza…con i LO PICCOLI…con i LO PICCOLO…per un intervento per vedere di fare recuperare questo credito, e allora…Sandro LO PICCOLO, così come si rivolse con me, eh…il padre prese appunti in un foglietto, che avrebbe dovuto incaricare, cioè indirizzare questo biglietto, a…a BRUNO Pietro, perché qual è… lui disse diciamo amico nostro, quindi…diciamo quale facente capo della famiglia…e quindi di…anche mafiosa, della famiglia di questa zona di competenza…e che avrebbe pensato lui a fare in modo che questi commerciante…questo commerciante…avrebbe restituito questo denaro, diciamo a questi parenti…di Gerardo PARISI…di Filippo Catania. P.M.: quindi in questo episodio specifico… – FRANZESE: si, si, però mi è stato detto…l‘avevo sentito già nominare…per nome insomma…che in per quella zona il referente era lui, era lui…se c‘è…non sono stati episodi per doverlo…conoscere, ma…se ci sarebbero – P.M.: eh…va bè   – FRANZESE: state le condizioni…lui era il referente però…in quel discorso…diciamo fatto dai LO PICCOLO…in base a queste piastrel… Le indagini hanno accertato che il ―Gerardo Parisi‖ si identifica in PARISI Gerardo, nato Palermo 17.09.1967, detto―Zucco‖, in quanto coniugato con CATANIA Maria Giuseppa, nata a Palermo il 06.10.1967. Il predetto PARISI risulta tratto in arresto in data 16.1.2008 nell‘ambito del procedimento penale nr°38/08 R.G. per il delitto di cui all‘art. 416 bis c.p., ed è stato condannato alla pena di anni 3 mesi 4. Le dichiarazioni di FRANZESE risultano, innanzitutto, riscontrate da quelle di NUCCIO Antonino che ha riferito il 28 novembre del 2007 dell‘inserimento del BRUNO nella famiglia mafiosa di Capaci, pur non avendolo mai conosciuto. Interrogatorio di NUCCIO Antonino – 28 novembre 2007 Non sono a conoscenza di chi operasse per le famiglie di Isola delle Femmine e di Capaci, però so che di questa famiglia e di quella vicina di Capaci, si occupava Andrea GIOE‘. DR – Di Pietro BRUNO so che era vicino alla famiglia di Capaci. TRASCRIZIONE – P.M.G.: Lei DI PIERO Bruno ha mai sentito parlare? – NUCCIO: si…però non ne ho avuto mai a che fare…e non…so che è una persona vicino…però non posso riferire… – P.M.G.: e come lo sa? – NUCCIO: no riferitomi da Mimmo SERIO…e da tutti quelli dal… l‘Andrea GIOE‘…sempre che questo BRUNO ha un fratello deceduto pure…se non sbaglio…mi sembra ah! Gli accertamenti esperiti hanno verificato che:  ―Mimmo SERIO‖si identifica in SERIO Domenico, nato a Palermo il 20.06.76, tratto in arresto il 10 novembre 2007 per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p., 110, 629 c.p. ed art. 74 D.P.R. 309/90 (cfr. OCCC in atti) è stato condanato dal GUP di Palermo in data 16 luglio 2009 alla pena di anni 18 di reclusione e 5000 euro di multa. Le indagini hanno accertato che il medesimo era particolarmente legato a NUCCIO Antonino, nonché era organico alla famiglia mafiosa di Tommaso Natale in quanto molto vicino ai latitanti Salvatore e Sandro LO PICCOLO;  ―ndrea GIOE‘‖si identifica in GIOE’ Andrea, nato a Palermo il 13.12.1968, già condannato con sentenza irrevocabile per il delitto di partecipazione all‘organizzazione mafiosa Cosa Nostra, è stato nuovamente tratto in arresto il 10 novembre 2007 per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p. (cfr. OCCC in atti) è stato condanato dal GUP di Palermo in data 16 luglio 2009 alla pena di anni 12 di reclusione. Le indagini hanno accertato che il medesimo, particolarmente legato a NUCCIO Antonino, era il referente dei latitanti Salvatore e Sandro LO PICCOLO per la zona di Sferracavallo e Tommaso Natale. Ulteriore riscontro di natura individualizzante nei confronti di BRUNO Pietro era offerto dalle precise dichiarazioni di PULIZZI Gaspare che, nel corso dell‘interrogatorio del 3 aprile 2008, in sede di individuazione fotografica, pur non riconoscendolo, ha riferito di avere appreso dai LO PICCOLO della sua qualità di uomo d‘onore della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, nonché quella del fratello, condannato alla pena dell‘ergastolo: interrogatorio PULIZZI Gaspare – 3 aprile 2008 Nella foto nr.5 non riconosco nessuno. L‘ufficio da atto che la foto nr.5 ritrae BRUNO Pietro, nato ad Isola delle Femmine il 18.11.1946. Udite le generalità preciso che si tratta di un uomo d‘onore della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine come ho appreso dai LO PICCOLO, che lo consideravano il loro referente anche per Capaci. Tale soggetto ha un fratello detenuto perché condannato all‘ergastolo. TRASCRIZIONE P.M.: Andiamo alla foto nr. 5. PULIZZI: Non lo conosco. P.M.: Guardi attentamente.. non lo conosce. E allora la foto nr. 5 ritrae BRUNO Pietro, nato ad Isola delle Femmine il 18 novembre del ‘46. PULIZZI: Sì, io non lo conosco, però BRUNO Pietro dovrebbe essere uomo d‘onore di Isola delle Femmine. P.M.: Come lo fa a sapere, visto che non lo conosce? PULIZZI: Lui è fratello di un altro BRUNO che non mi ricordo.. è in galera all‘ergastolo per omicidio. Lo conosco tramite i LO PICCOLO, che a Isola c‘era Pietro BRUNO come uomo d‘onore. P.M.: Non l‘ha conosciuto personalmente, ma la qualità e il ruolo l‘ha appresa dai .. PULIZZI: No, una volta mi pare che l‘ho incontrato a Isola in un bar.. P.M.: Allora l‘ha conosciuto? PULIZZI: No, io non ci ho manco parlato.. no, che ero io con mio compare Nino PIPITONE.. e loro si sono salutati e poi mio compare ha detto ―uesto è Pietro BRUNO‖. però non ci siamo nemmeno presentati, perché io ero con qualche altro là che parlavo per i fatti miei.. e loro si sono salutati e hanno parlato più o meno.. Le indagini hanno accertato che ―ino PIPITONE‖si identifica in PIPITONE Antonino, nato a Palermo il 02.05.1969, tratto in arresto il 21 gennaio 2007 per il delitto di cui all‘art. 416 bis c.p., in quanto organico alla famiglia mafiosa di Carini e persone particolarmente legata a PULIZZI Gaspare (cfr OCCC in atti). Ancora, risulta verificato che BRUNO Pietro ha un fratello Francesco, nato ad Isola delle Femmine il 13.12.1944, sebbene non detenuto.
Ancora, a carico di BRUNO Pietro rileva la propalazione accusatoria di SPATARO Maurizio. Quest‘ultimo, in data 17 dicembre 2008, in sede di ricognizione fotografica, seppur non riconoscendolo, riferiva dell‘intervento di BRUNO Pietro in merito ad una richiesta estorsiva nei confronti di un esercizio commerciale:
INTERROGATORIO DI SPATARO Maurizio – 17 dicembre 2008 Non riconosco la persona raffigurata nella foto nr. 9. L’ufficio da atto che si tratta di BRUNO Pietro nato a Isola delle Femmine PA il 18.11.1946. Lo conosco da molto tempo tramite LO PICCOLO ed il CAPORRIMO. La scorsa estate un ragazzo che conosco ha aperto un pub estivo, il MOMA di MOSCA Massimo, al quale venne formulata una richiesta estorsiva. Mi rivolsi al BRUNO il quale, vista la mia richiesta, attenuò l’entità della somma chiedendo che venisse versata qualcosa alla fine della stagione. Le indagini esperite hanno accertato l‘attendibilità della dichiarazione di SPATARO in quanto ad Isola delle Femmine alla via Amerigo Vespucci opera effettivamente l‘esercizio commerciale denominato ―oma Beach‖avente oggetto sociale la somministrazione di alimenti e bevande. Il predetto locale ha avviato l‘attività il 12.5.2006. In data 28.3.2008 la predetta attività era ceduta dal socio accomandatario MOSCA Valentina alla società ―O.MA DRINCK s.r.l.‖il cui amministratore Unico è MOSCA Massimiliano, nato a Palermo il 20.9.1971 e residente ad Isola delle Femmine, fratello della predetta Valentina. Il complesso gravemente indiziario esaminato consente di delineare il ruolo e l‘attività attualmente svolta da BRUNO Pietro nell‘ambito dell‘associazione, nonché l‘impegno costante, personale e concreto, dimostrativo di una condizione di appartenenza e di compenetrazione nel senso previsto dall‘art. 416 bis c.p. 147
INTERROGATORIO DI SPATARO Maurizio – 17 dicembre 2008 Non riconosco la persona raffigurata nella foto nr. 9. L’ufficio da atto che si tratta di BRUNO Pietro nato a Isola delle Femmine PA il 18.11.1946. Lo conosco da molto tempo tramite LO PICCOLO ed il CAPORRIMO. La scorsa estate un ragazzo che conosco ha aperto un pub estivo, il MOMA di MOSCA Massimo,  al quale venne formulata una richiesta estorsiva. Mi rivolsi al BRUNO il quale, vista la mia richiesta, attenuò l’entità della somma chiedendo che venisse versata qualcosa alla fine della stagione. Le indagini esperite hanno accertato l‘attendibilità della dichiarazione di SPATARO in quanto ad Isola delle Femmine alla via Amerigo Vespucci opera effettivamente l‘esercizio commerciale denominato ―Moma Beach‖ avente oggetto sociale la somministrazione di alimenti e bevande. Il predetto locale ha avviato l‘attività il 12.5.2006. In data 28.3.2008 la predetta attività era ceduta dal socio accomandatario MOSCA Valentina alla società ―RO.MA DRINCK s.r.l.‖ il cui amministratore Unico è MOSCA Massimiliano, nato a Palermo il 20.9.1971 e residente ad Isola delle Femmine, fratello della predetta Valentina. Il complesso gravemente indiziario esaminato consente di delineare il ruolo e l‘attività attualmente svolta da BRUNO Pietro nell‘ambito dell‘associazione, nonché l‘impegno costante, personale e concreto, dimostrativo di una condizione di appartenenza e di compenetrazione nel senso previsto dall‘art. 416 bis c.p.

http://isoladellefemmineaddiopizzo5.blogspot.it/2011/01/ordinanza-di-applicazione-della-misura_11.html

http://it.scribd.com/doc/93095874/Mafia-a-Isola-Delle-Femmine-Addio-Pizzo-5-Custodia-Cautelare-PDF

Fermati i boss di Resuttana

Fermati i boss di Resuttana

Il neopentito Manuel Pasta, sta già dando un contributo sostanziale per comprendere i nuovi assetti dei clan palermitani
 
E’ scattata alle prime luci dell’alba di oggi un’operazione antimafia condotta dai Carabinieri del Reparto operativo di Palermo che hanno eseguito tre fermi per associazione mafiosa ed estorsioni. Tra questi in manette anche colui che è considerato il nuovo ‘reggente’ del mandamento mafioso di Resuttana. In carcere sono finiti Andrea Quatrosi, 52 anni, ritenuto il capo mandamento di Resuttana, Carlo Giannusa, 41 anni e Mario Napoli, 45 anni.
L’inchiesta è stata avviata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia: i pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Lia Sava.
I provvedimenti sono stati resi possibili dalle dichiarazioni di un nuovo pentito di mafia, Manuel Pasta, che collabora da una decina di giorni con i magistrati. I tre sono stati fermati per il pericolo di fuga, i pm, infatti, temevano che nell’apprendere dell’avvio della collaborazione del pentito avrebbero potuto lasciare Palermo. Due degli arrestati sono stati fermati a Cinisi a bordo di uno scooter, un terzo aveva trascorso la notte fuori casa. In corso anche perquisizioni alla ricerca di armi e munizioni.

Come già accennato, all’indagine hanno dato un contributo importante le rivelazioni di Manuel Pasta (nella foto), che per conto dei boss gestiva il racket delle estorsioni. E’ dallo scorso 29 marzo che Pasta collabora con la giustizia e sta svelando a magistrati della Dda di Palermo e ai carabinieri i segreti della cosca palermitana di Resuttana, legata a doppio filo a quella dei padrini Sandro e Salvatore Lo Piccolo.
Manuel Pasta, 34 anni, è stato arrestato dai militari dell’Arma, a dicembre scorso, nel blitz denominato ‘EOS’. E’ accusato di associazione mafiosa ed estorsione. Il padre, Salvatore Pasta, in passato, è stato arrestato per riciclaggio aggravato. Elemento di spicco del “mandamento”, vicino ai capi della cosca, considerato il gestore del racket delle estorsioni per conto dei boss, il pentito sta aiutando gli investigatori a ricostruire i nuovi organigrammi dell’associazione. Titolare di uno studio di consulenza che trattava sinistri stradali. Si sarebbe occupato anche di pratiche che coinvolgevano diversi personaggi mafiosi riferibili a Cosa Nostra e, in particolare, alla famiglia di Resuttana, tra i quali Salvatore Genova, Rosario Pedone, Sergio Giannusa, Giuseppe Biondino, Salvatore Ariolo, Francesco D’Alessandro e Sebastiano D’Ambrogio. Inoltre provvedeva anche al mantenimento delle famiglie dei boss detenuti facendo avere loro un vero e proprio stipendio mensile.
Pasta ha “traghettato” il mandamento dalla vecchia gestione del capomafia Giovanni Bonanno, assassinato col metodo della lupara bianca su ordine dei Lo Piccolo, a quella dei nuovi vertici.
Il neo collaboratore – l’ultimo di una lunghissima schiera di uomini d’onore vicini ai Lo Piccolo che hanno deciso di saltare il fosso – sarebbe dovuto comparire oggi all’udienza preliminare in cui è imputato. Per ragioni di sicurezza non sarà presente. I suoi familiari – la moglie e i due figli – nei giorni scorsi, sono stati trasferiti in una località protetta.
A parlare di Pasta sono diversi collaboratori di giustizia, che prima di lui hanno deciso di saltare il fosso, tra cui Maurizio Spataro. Quest’ultimo, secondo i magistrati di Palermo “ha condiviso con Pasta un periodo di collaborazione criminale”. Nel corso di un verbale, reso da Spataro il 20 novembre 2009, il collaboratore, nel ribadire la funzione di Pasta nell’ambito della famiglia mafiosa di Resuttana, aveva evidenziato che quest’ultimo “si occupava di pagare le famiglie dei detenuti”. Manuel Pasta, secondo le dichiarazioni rese da Spataro ai magistrati della Dda di Palermo “gestiva con me il mandamento di Resuttana. Teneva la cassa e si occupava di pagare i familiari ai detenuti. Ha una agenzia di disbrigo pratiche per incidenti stradali che era sede di incontri con esponenti mafiosi. Era vicino a Salvo Genova. Mia moglie ha ricevuto soldi da Pasta”.
Anche Lucia Di Matteo, moglie del pentito Spataro, ha parlato di Pasta. Il 30 novembre 2009 la donna, secondo i pm, avrebbe fornito “un quadro esaustivo dei rapporti che ha mantenuto con Manuel Pasta in ragione dell’attività di assistenza finanziaria e legale che Pasta svolgeva in favore della famiglia Spataro dopo l’arresto di quest’ultimo”. Interrogata dai pm la donna ha detto: “Manuel Pasta mi disse che quando io avevo dei problemi oppure per parlare dei colloqui con mio marito Maurizio, avremmo dovuto vederci al Charleston. In effetti ho incontrato più volte Manuel Pasta al Charleston. Con Pasta parlavamo, tra l’altro, dell’andamento dei colloqui”. “Ricordo un evento in particolare, in cui mi rivolsi a Pasta – ricorda ancora la donna – per entrare in possesso di una somma di denaro pari a 3000 euro con riferimento ad un credito che vantava mio marito rispetto ad un cliente del ‘Borgo’ (il quartiere di Borgo vecchio, ndr) per una macchina. Dopo un colloquio avuto in carcere con mio marito avvenuto il 13 di Novembre del 2008, colloquio avvenuto con modalita’ ”sospette” , ovvero a parte rispetto agli altri detenuti, venne a trovarmi a casa di mia suocera Tanino Lo Presti. Ci incontrammo sotto casa e mi diede 15.000 euro quale parte del credito che mio marito vantava, per la restituzione del quale mi ero rivolta a Pasta”.
Per quanto riguarda gli arresti di stamane, Pasta ha raccontato agli investigatori che Andrea Quatrosi e i suoi uomini stavano progettando due delitti: quello di Michele Pillitteri, un commerciante che faceva estorsioni senza l’autorizzazione della mafia, e quello di Gioacchino Intravaglia, soggetto di cui il collaboratore fa il nome, senza spiegare, però, il movente dell’agguato mai commesso. Pillitteri che chiedeva il pizzo – racconta Pasta – “senza la nostra autorizzazione oltre a non essere formalmente affiliato”, ha subito anche un attentato incendiario da parte del clan.
Due dei fermati, Carlo Giannusa e Mario Napoli, detto ‘Big Jim’, si erano già procurati gli scooter che il commando avrebbe dovuto usare per l’omicidio e avevano pedinato la vittima. Ma – racconta Pasta – “Pillitteri venne risparmiato perchè quando tutto era pronto per l’agguato aveva un bambino in braccio”. Secondo quanto raccontato dal neopentito Cosa nostra avrebbe dovuto uccidere anche un altro uomo.
 
Chi è Andrea Quatrosi – Da rapinatore a capo di uno dei mandamenti mafiosi più importanti di Palermo: un’escalation criminale compiuta in pochi anni e avallata dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. E’ il ritratto del nuovo reggente del clan palermitano di Resuttana, Andrea Quatrosi, fermato oggi dai carabinieri. ‘Punciutu’, ossia “affiliato ritualmente”, solo di recente, Quatrosi, per anni, si è occupato della latitanza dei Lo Piccolo. “Si vantava – racconta Manuela Pasta che ne ha descritto il ruolo – di avere insegnato a Salvatore Lo Piccolo a nuotare”. Per conto dei padrini di San Lorenzo, mandamento confinante con quello di Resuttana, nascondeva le armi: kalashnikov, mitragliette, fucili a pompa. I collaboratori di giustizia raccontano che era solito tenere una P38 nascosta dietro al battiscopa della camera dal letto. Parte dell’arsenale del clan l’aveva affidato a una coppia di insospettabili di Cinisi, paese del palermitano. La cerimonia in cui è diventato formalmente un uomo d’onore l’ha “officiata” Giuseppe Liga, l’architetto succeduto a Lo Piccolo alla guida di San Lorenzo.
E’ lui a consigliargli di smetterla con i traffici di droga perché non è attività da capomafia e a invitarlo ad affidare il business ad altri, continuando, però, a intascarne i guadagni. Il pentito Pasta, insieme ad altri collaboratori di giustizia come Maurizio Spataro e Francesco Briguglio, racconta che Quatrosi ha preso il posto di Bartolo Genova, estromesso da Cosa nostra perché colpevole di avere organizzato un incontro, senza avvertire nessuno, con l’allora latitante Gianni Nicchi. In cella sono finiti anche i fedelissimi di Quatrosi: Carlo Giannusa, 41 anni, e Mario Napoli, detto Big Jim, 45, incaricato di riscuotere il pizzo per conto del clan.

Le estorsioni nel “salotto” di Palermo – Tra le confessioni del neopentito Manuel Pasta anche i nomi degli esercizi commerciali della centralissima via Libertà che pagano il pizzo. Era Andrea Quatrosi, secondo Pasta, a tenere e compilare il libro mastro della cosca: l’elenco delle vittime del pizzo – venivano usati soprannomi – con accanto il denaro ricevuto.
Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che i mafiosi avevano deciso di spostare a maggio e settembre le tradizionali date di riscossione fissate in Natale e Pasqua per cercare di sviare gli investigatori.
Tra i commercianti taglieggiati di cui parla il pentito pescherie, bar, ma anche noti negozi di via Libertà, il salotto buono di Palermo. Come “Pollini” che versava 500 euro al mese. Nel mirino della mafia anche il titolare della rivendita Timberland, che ha anche altri due negozi di abbigliamento molto noti nel centro di Palermo, che dava 7000 euro l’anno in due tranches. Il particolare curioso e allarmante è che in questo caso a fungere da intermediario tra la vittima e i clan erano altri commercianti: “paga tramite Diego o Cesare Ciulla – racconta Pasta – i titolari del negozio Hessian” (attività di rivendita di accessori molto conosciuta in città, ndr). Nel libro mastro anche l’hotel Politeama che versava alla cosca 6000 euro l’anno. Sempre a proposito del racket, il pentito racconta del danneggiamento subito dal proprietario di un bar che si era rifiutato di pagare il pizzo. Il titolare aveva risposto in malo modo all’estortore e aveva fatto sapere che non gli interessava cosa sarebbe accaduto. Un comportamento anomalo, visto che la vittima, secondo quanto la cosca sapeva, pagava regolarmente per l’altra attività commerciale di proprietà, un altro bar che si trova nella località balneare di Mondello. Per tutta risposta il clan piazzò uno scooter rubato per commettere un omicidio, poi mai eseguito, e gli diede fuoco davanti al locale del commerciante riottoso.

[Informazioni tratte da ANSA, ADNKRONOS/ING]

http://isolapulita.blogspot.it/2010/05/blog-post.html

“S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “

Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

Noi e la paura, lettera a Giovanni Falcone

Noi e la paura, lettera a Giovanni Falcone

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“Mi rimane comunque una buona dose di scetticismo, non però alla maniera di Leonardo Sciascia, che sentiva il bisogno di Stato, ma nello Stato non aveva fiducia. Il mio scetticismo, piuttosto che una diffidenza sospettosa, è quel dubbio metodico che finisce col rinsaldare le convinzioni. Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta anomia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di anomia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato. E’ il mio scetticismo una specie di autodifesa? Tutte le volte che istintivamente diffido di qualcuno, le mie preoccupazioni trovano conferma negli eventi. Consapevole della malvagità e dell’astuzia di gran parte dei miei simili, li osservo, li analizzo e cerco di prevenirne i colpi bassi.”
(Giovanni Falcone)
Giovanni non mi piace festeggiare i compleanni, non mi piace perché credo che ogni giorno abbiamo la possibilità di rinascere nelle azioni che compiamo. Tuttavia oggi è il giorno in cui sei nato, chissà quali pensieri e quali progetti avevano su di te i tuoi genitori. Oggi più degli altri giorni siamo noi e la paura.
Scriverti una lettera fa un certo effetto, d’altronde fai parte dell’Aldilà e credimi è molto più semplice pensarti piuttosto che scrivere nero su bianco le proprie emozioni, ma questo è un atto dovuto per non dimenticare chi sei stato, per impedire ad altri di dimenticarti.

Oggi saresti l’uomo che potrebbe capirmi più di chiunque altro, sei per me un secondo padre, il padre del mio carattere, delle mie paure e della forza che ogni giorno mi impongo per non cedere ai timori.

Siamo noi e la paura, perché ho paura di questo Paese, ho paura che la mafia sia più forte di noi, che sia riuscita a superare di nuovo lo Stato come tu stesso temevi:

“La mia più grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi”.

Ho paura perché vedo uno Stato diviso in due, da una parte lo Stato in cui credo, quello interiorizzato, lo Stato inteso come valore di ogni singolo cittadino, dall’altra lo Stato massone, politico ed affarista senza scrupoli, pronto a scendere a patti con la mafia per il proprio tornaconto.

Fra cinque giorni milioni di persone ti ricorderanno ecco anche questo mi fa paura. Ho paura perché in questo Paese le persone vengono ricordate solo quando ricorre l’anniversario della loro morte il resto del tempo sono come entità che vengono menzionate da pochi, da poche persone che sentono il vuoto costante lasciato da chi non c’è più. Io il 23 maggio starò a casa, sarà per me un giorno di lutto ed io reagisco al lutto chiudendomi in me stessa. Se qualcosa esiste, se esiste un luogo in cui tu continui a vivere sai anche che ti penso ogni giorno, che le mie azioni, i miei sentimenti, la mia mente sono figli del tuo esistere. Sai c’è qualcosa che sento manca spesso la forza di lasciarsi andare ai sentimenti per capirli. Io ho imparato con te a non fidarmi di nessuno eppure a stimare tutti, ho imparato con te che un sorriso non costa nulla ma che davanti ad un compito bisogna andare seri, preparati e ligi al dovere.
Mi manchi Giovanni.
Manchi al mio respiro che si assenta quando ti penso, manchi al mio sguardo che non ti ha mai potuto vedere dal vivo, manchi alla mia passione per il caffè perché non abbiamo mai potuto berne uno insieme.
Manchi all’aria che mi circonda perché non è mai stata accarezzata dalla tua presenza. Hai presente quando una persona ti passa accanto e senti un leggero spostamento d’aria? Ecco mi manca quel muoversi dell’atmosfera magari creato dalla tua giacca che appena ti volti si apre leggermente. Mi manca la tua presenza fisica perché si ti penso e sento che il tuo carattere non è morto, ma fisicamente sei polvere e questo è il dolore più forte da sopportare per chi, come me, non ti ha mai potuto stringere la mano o scambiare con te uno sguardo, un silenzio che parlava di rispetto.
Sei l’uomo che oggi amo più di tutti, ti amo da otto anni e più passa il tempo più non posso smettere di pensarti. Ti voglio bene anche quando non ti sopporto, quando mi sono trovata di fronte a delle tue reazioni passate eccessive ma sempre dettate dalla necessità. Chissà quanto avremo litigato io e te se ci fossimo incontrati, entrambi tenaci e testardi, ma ti avrei rispettato tanto quanto faccio oggi ogni giorno.
Di te ho amato la capacità di capire il prossimo.

Amo in maniera spudorata la tua forza di dire:

“Conoscere i mafiosi ha influito profondamente sul mio modo di rapportarmi con gli altri e anche sulle mie convinzioni. Ho imparato a riconoscere l’umanità anche nell’essere apparentemente peggiore; ad avere un rispetto reale, e non solo formale per le altrui opinioni. Ho imparato che ogni atteggiamento di compromesso – il tradimento, o la semplice fuga in avanti – provoca un sentimento di colpa, un turbamento dell’anima, una sgradevole sensazione di smarrimento e di disagio con se stessi. L’imperativo categorico dei mafiosi, di “dire la verità”, è diventato un principio cardine della mia etica professionale, almeno riguardo ai rapporti veramente importanti della vita. Per quanto possa sembrare strano, la mafia mi ha impartito una lezione di moralità”.

Quanti di coloro che oggi si professano paladini dell’antimafia hanno l’intelligenza di spingersi verso la conoscenza del fenomeno ammettendo che “ci assomiglia”, farlo con “lo scopo di combatterlo”, pochi, vero Giovanni? Veramente pochi, ed è forse per questo che oggi manchi più che mai, manchi tu con il tuo rispetto portato sulla punta di una sigaretta, manca il tuo sorriso sornione ed il tuo “spirito di servizio” che tanto ti ha fatto conoscere e per servire il quale ti hanno fatto saltare in aria.
Non ci sei più è vero, ma non ha senso per me parlarti al passato perché tu vivi in ogni scritto che hai lasciato, in ogni video, in tutto ciò che mi ha permesso di conoscerti. Vivi nelle mie lacrime ogni qualvolta mi sento persa perché non posso contare su di una telefonata per chiederti consiglio. Vivi in tutto ciò che mi hai insegnato; non sono siciliana ma mi hai fatto conoscere la tua terra e per quanto sia terribilmente complicata
sul piano dei rapporti umani sento che bisogna fare qualcosa per lei, per la Sicilia e in seguito per tutta l’Italia.

Sei anche tu il mio papà e spero che grazie alla tua guida riuscirò a renderti omaggio lungo la mia esistenza.


Mi manchi Giovanni… Auguri

http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/36436/noi-e-la-paura-lettera-a-giovanni-falcone/

Commissione accesso agli atti, La Kupola della politica a Isola delle Femmine, PORTOBELLO,GIARDINO DELLA MEMORIA,MONTINARO, FALCONE,STRAGE DI CAPACI,MAFIA,ADDIO PIZZO 5

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