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LA GIUNTA PORTOBELLO SI E’ AUTODIMESSA per DISASTRO AMBIENTALE

I DIMISSIONARI RESPONSABILI DEL DISASTRO DI ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI
ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI
ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI

ISOLA DELLE FEMMINE
COMUNICATO STAMPA “RINASCITA
ISOLANA”
Il
Movimento Politico “Rinascita Isolana” è costretto, per l’ennesima volta, a
constatare l’assoluta incapacità dell’Amministrazione in carica al Comune di
Isola delle Femmine di gestire la cosa pubblica, e la preoccupante assenza di
senso civico – prima che di responsabilità politica – in capo ai consiglieri di
maggioranza.
Stamane
(12.09.2012) si è consumato l’ennesimo insulto alla dignità e ai diritti dei
cittadini isolani: per la terza volta consecutiva (!!!) gli esponenti del
gruppo che sostiene il Sindaco pro-tempore
Gaspare Portobello – in piena emergenza
rifiuti, dinanzi ad un Paese sommerso da montagne di immondizia, che offendono
la comunità e la ammorbano di miasmi
– hanno deliberatamente deciso di far
mancare il numero legale, impedendo la celebrazione dell’assise civica, che
avrebbe dovuto discutere delle famose S.R.R.,
le società di regolamentazione del servizio di raccolta dei rifiuti, probabili
eredi del sistema ATO.
L’Amministrazione
(in uno con la sua propaggine consiliare) ha mostrato totale disinteresse per
una questione di importanza cruciale per la vita stessa degli abitanti di Isola
delle Femmine – e del comprensorio tutto – rifiutandosi persino di discutere,
in Consiglio Comunale, del problema.
La
delicatissima fuoriuscita dell’ente locale dalla fallimentare esperienza delle
società consortili (che sinora hanno gestito il servizio per conto dei
Comuni-soci), richiedeva invece una disamina approfondita e scelte meditate da
parte di coloro i quali, pur temporaneamente, rappresentano la cittadinanza: aver rimesso al Commissario regionale ogni
valutazione, significa avere vergognosamente e pavidamente abdicato al proprio
ruolo istituzionale
.
Lo
stesso Sindaco, peraltro, già il 3 agosto 2012 aveva dato il buon esempio ai suoi consiglieri,
disertando l’assise civica chiamata a valutare l’ argomento-rifiuti, per presenziare al rilascio di un
provvedimento amministrativo in favore della discoteca più glamour del Paese: ad ognuno le sue priorità.
E’chiaro
che i descritti atteggiamenti vanno letti alla luce della situazione di impasse, determinata dall’attesa delle deliberazioni ministeriali
sulla richiesta di scioglimento dell’Amministrazione Portobello per
infiltrazioni mafiose
; pur tuttavia è inaccettabile che mentre Sindaco,
assessori e consiglieri sfogliano la margherita
delle dimissioni
, il Comune di Isola delle Femmine venga trascinato in un
vortice di degrado, dissesto finanziario, insalubrità.
E’
proprio vero, gli scranni vuoti della biblioteca comunale – ove dovrebbero
svolgersi le sedute consiliari – fotografano compiutamente l’indecorosa vacatio istituzionale, che attualmente
caratterizza il nostro Paese.
Isola delle
Femmine, lì 12 settembre 2012
Movimento
Politico Rinascita Isolana

 

 

Uno dei tanti
 PERCHE’ ALLE COSTRETTE DIMISSIONI DELLA GIUNTA DEL PROFESSORE

ABBANDONIAMO LA BARCA
   CON LA SICUREZZA DI LASCIARVI IN UN MARE DI MUNNEZZA.
I CITTADINI DEVONO
SAPERE CHE NEGLI ULTIMI 
1000 MILLE GIORNI DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE BEN 673  SEICENTOSETTANTATRE   PAESE E’ STATO
LETTERALMENTE RICOPERTO IN OGNI SUO SPAZIO DI MUNNEZZA DI OGNI GENERE
DALL’AMIANTO AI RESTI DI CIBO ALLE CASSETTE DI FRUTTA AVARIATA RIFIUTI DEL
LABORATORIO DI ANALISI  SCATOLETTE ALIMENTARI SCADUTE
   MATERIALE DI RISULTA DELL’EDILIZIA CARTONE VERNICI VETRO………..
PER NON PARLARE DELLA FAMOSA TESTA DI CAVALLO
NEGLI ULTIMI  MILLE GIORNI DI NOSTRA AMMINISTRAZIONE DALLE
MONTAGNE DI RIFIUTI SPARSE IN TUTTO IL PAESE SI SONO SVILUPPATI BEN  
76 INCENDI.
LE DIOSSINE DEGLI INCENDI DEI RIFIUTI SONO
RIUSCITE BENISSIMO AD UNIRSI A QUELLE PROVENIENTI DALLA ITALCEMENTI E
MISCELLARSI CON BENEZENE CROMO ESAVALENTE PM10 POLVERI SOTTILI ZOLFO …….
CI DIMETTIAMO
 PRIMA CHE LA BARCA AFFONDI! VISTO COME ABBIAMO ROVINATO IL PAESE
2004 SE SAREMO ELETTI SARA’ NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’
2009 SE SAREMO ELETTI E’ NEL SEGNO DELLA
CONTINUITA’
2012 PECCATO ! PECCATO! PECCATO! 
 
Oggi ci dimettiamo
per avere concluso la nostra missione:
PORTARE ALLA
BANCAROTTA IL VOSTRO PAESE ISOLA DELLE FEMMINE
SIAMO RIUSCITI A
RIDURRE IL VOSTRO PAESE LA PERIFERIA “ZEN” DI PALERMO
SIAMO RIUSCITI A FAR
DEISTERE QUEI POCHI MALCAPITATI TURISTI A LASCIARE ANTICIPATAMENTE I NOSTRI
ALBERGHI E QUINDI IL NOSTRO PAESE
SIAMO RIUSCITI NEGLI
ANNI A FAR PASSEGGIARE I POCHI MALCAPITATI TURISTI A PASSEGGIARE FRA CUMULI DI
MUNNEZZA
PER  IL NOSTRO
 SENSO DI RESPONSABILITA’  CHE CI  CONTRADDISTINGUE 
COMUNICHIAMO AI   cittadini CHE  interrompIAMO  questo
NOSTRO  impegno portato avanti  con grande passione per il bene di 
poche e selezionate persone.
SI! SI! SI!SI SI! 
OGGI SIAMO COSTRETTI
A DIMETTERCI PRIMA CHE VOI CITTADINI VI RENDIATE CONTO DELLE GROSSE PALLE CHE
VI ABBIAMO RACCONTATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL 2009:
                    
PER
ESEMPIO PORTARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 50%
                    
OPPURE
LA PALLA  DELLE PISTE CICLABILI
                    
OPPURE
IL POTENZIAMENTO E LA MIGLIORIA DELL’ARREDO URBANO
                    
OPPURE
LA GROSSA PALLA CHE VI ABBIAMO FATTO BERE CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE.
L’AREA PEDONALE E LA VALORIZZAZIONE DELLA ZONA TORRE IN TERRA
SU UN PUNTO DOBBIAMO
CHIEDERVI SCUSA PER NON AVERLO REALIZZATO:
-REALIZZAZIONE DI
VARCHI LIBERI PER LA FRUIZIONE DELLA SPIAGGIA LA PREVISTA VIA DI COLLEGAMENTO
DELLA VIA 
 MARTIN LUTHER KING  A VIALE DEI SARACENI. NON
VOLEVAMO DISTURBARE I SONNI TRANQUILLI DEI RESIDENTI DI VIA MARTIN LUTHER KING
A  nulla è valsa
la resistenza che abbiamo opposto al lavoro  della COMMISSIONE GOVERNATIVA
di accesso agli atti insediatasi al Comune di Isola delle Femmine, VOLUTA
AUSPICATA E DESIDERATA DA PARTE DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CITTADINI DI
ISOLA DELLE FEMMINE.
NOI TUTTI AD INIZIARE
DAL SOTTOSCRITTO  PROFESSOR Gaspare, Napo, Ale, Giovanni, Salvo Alberto
Zii Nipoti Cognati Generi Futuri Generi Sorelle Fratelli Cugini  ci siamo
asserragliati nel “fortino” di Via Colombo per difenderci dall’assalto di
cittadini inferociti che ritenevano NOI responsabili dei  rifiuti che
ormai ricoprivano da mesi  le strade e le piazze di Isola.
Per anni mesi
settimane giorni  abbiamo subito l’onta del discredito perché alcuni
  dei nostri  amici parenti e collettori di voti omettevano di pagare
la tassa della munnezza. E pensare che al nostro amico e collega Napo siamo
riusciti a fargli pagare per 
META’ la tassa della munnezza  della palestra affidata 
in gestione dal “parente” Sindaco (rep n 811/2003) alla moglie Lucido Maria
Stella!
Grandioso è stato
l’impegno con la 
ITALCEMENTI, nell’anno 2008 grazie alla
collaborazione della PRESIDENTESSA della Commissione Ambiente Consiliare, MA
SOPRATTUTTO DELL’INTERO GRUPPO prima “Isola per Tutti” e poi “Progetto
Cementificazione ed Inquinamento”  
Siamo riusciti grazie
all’assenza  delle associazioni  ambientaliste a far
ottenere    alla ITALCEMENTI l’Autorizzazione Integrata
Ambientale della Regione Sicilia.
Alla Italcementi
abbiamo permesso di tutto e di più nell’ASSENZA di  autorizzazioni, nello
sforamento della massa delle emissioni, nella emissioni di ogni tipo di
inquinante tipo CROMO ESAVALENTE VI.benzene diossina in quantità persino
spropositata, pm10 polveri fini sottili ultrassottili insomma di quella roba
che riesce a penetrare facilmente nel tessuto umano. 
Abbiamo concesso che
la ITALCEMENTI anzitempo bruciasse in notevoli quantità
800 TONNELLATE  i rifiuti di
refrattari
,
gessi chimici ……..
Alla Italcementi abbiamo
permesso per anni  di non ottemperare alla direttiva Europea che imponeva
l’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE entro il 30 ottobre 2007
.
Alla Italcementi, IO
 SINDACO ed il mio gruppo politico, abbiamo permesso  di non rispettare
le prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale il quale
prevedeva l’adozione delle migliori tecnologie per tutte le aziende che
inquinano.
Sin dal luglio 2010 NOI
alla Italcementi  permettiamo l’attività produttiva anche in assenza dell’A.I.A.
in quanto decaduta per mancato rispetto delle prescrizioni.
Insomma Gaspare
Sindaco e TUTTI TUTTI NOI del gruppo politico “Progetto Isola” siamo riusciti a
creare anzitempo la nostra piccola TARANTO.
NATURALMENTE TUTTO
QUESTO GRAZIE ANCHE ALLA DISPONIBILITA’ DELLA ITALCEMENTI PER QUANTO RIGUARDA
EVENTUALI ATTREZZATURE SCOLASTICHE O PARTECIPAZIONI A SAGRE PAESANE…….
Nessuna riconoscenza
per i nostri sforzi ad implementare  l’immagine di Isola delle Femmine e
le sue strutture ludico ricettive. Vedasi le nostre frequentazioni estive al
MOMA BEACH ora FREE BEACH o le nostre incursioni alla discoteca MOMA GLAMOUR
(APERTA ANCHE IN ASSENZA DEL PAI)
Ah! Quanti sacrifici
mal ripagati!
Nessuna riconoscenza
per noi che siamo riusciti con impegno e fatica a rendere Isola delle Femmine
una perfetta periferia della peggiore Palermo fatta di delinquenza di droga
e………
Nessuna riconoscenza
per NOI che molto ci siamo prodigati a far CEMENTIFICARE, grazie al sacrificio
economico di alcuni nostri amici, le poche aree libere esistenti a Isola,
comportando un sacrificio di moltissimi cittadini che hanno dovuto fare a meno
di aree pubbliche a loro destinate (aree verdi, servizi pubblici e sociali…..).
Tutto questo ed altro
volevamo riferire al Prefetto nell’incontro di Giovedì.
Purtroppo  siamo
stati ricevuti dal Viceprefetto!!!!
Un messaggio chiaro
nemmeno Lui ha voluto parlarci, anzi il messaggio che ci è stato inviato:
DIMETTETIVI PRIMA CHE LA
BARCA AFFONDI!
OGGI A MALINCUORE CI
SIAMO DECISI A SEGUIRE IL CONSIGLIO DATOCI:
CI  SIAMO
DIMESSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
PROGETTO FIATO SUL COLLO
ASSOCIAZIONE AGENDA ROSSA DI ISOLA
DELLE FEMMINE

Gli ispettori: emissioni anomale all’Ilva


IL SIDERURGICO DI TARANTO Il video

Gli ispettori: emissioni anomale all’Ilva

IL SIDERURGICO DI TARANTO Il video
Gli ispettori: emissioni anomale all’Ilva
Vertice in Procura, ulteriori limitazioni alla produzione
Ferrante: collaboreremo. Secondo i tecnici comporterà 
un nuovo indotto e la
richiesta di molta manodopera

Ferrante


TARANTO – Quasi quattro ore di letture, dichiarazioni e presentazione di
dati soprattutto sulla produzione correlata alle emissioni di sostanze
inquinanti. Nel vertice di ieri in Procura tra magistrati e curatori giudiziari
degli impianti Ilva ritenuti pericolosi per l’ambiente, e per questo sequestrati
(ma ancora in funzione), non sono mancati ulteriori inviti alla direzione dello
stabilimento (in quella sede rappresentata da Bruno Ferrante nella sua seconda
veste di custode del tribunale), a rimodulare metodi e velocità di esercizio al
fine di rendere al minimo il rischio di inquinamento prima di arrivare
all’obiettivo finale della completa ambientalizzazione. «Ci hanno dato delle
indicazioni precise, operative, con obiettivi che sono quelli del contenimento
delle emissioni. Adesso spetterà ai custodi tecnici, ed al sottoscritto, operare
collegialmente riferendo ovviamente al procuratore della Repubblica, Franco
Sebastio, e operando nel senso da lui indicato», ha detto Ferrante lasciando il
palazzo di giustizia inseguito dai cronisti e telecamere.


CLIMA SERENO – Il presidente del Cda del siderurgico è apparso disteso
e rassicurante commentando con i giornalisti lo stato d’animo che si vive
all’interno dello stabilimento. «Durante le pause per il pranzo ci incontriamo
spesso con i lavoratori che esprimono la loro preoccupazione mentre noi li
rassicuriamo circa il loro futuro», ha detto l’ex prefetto che è stato il primo
a lasciare la riunione non prima di affrontare la spinosa questione della
facoltà d’uso degli impianti.
NIENTE POLEMICHE – «Il sequestro preventivo disposto prima dal gip e
poi dal Riesame – ha precisato Ferrante – parla del sequestro degli impianti ai
fini del risanamento e della messa in sicurezza. Nessuno ha mai pensato alla
facoltà d’uso, non è un termine che compare ma si parla di utilizzo a quei
fini», ha concluso il manager evitando facili polemiche. Al summit erano
presenti, oltre a Ferrante, gli altri tre curatori, gli ingegneri Barbara
Valenzano, Emanuele Laterza e Claudio Lofrumento, e il comandante del nucleo
ecologico di Lecce, il maggiore dei carabinieri Nicola Candido. Al completo
anche il quartetto di magistrati guidato dal procuratore capo, Franco Sebastio,
il suo aggiunto Pietro Argentino e i sostituti procuratori, Mariano Buccoliero e
Giovanna Cannarile.
IL DOSSIER – Poco si sa sul contenuto del rapporto presentato dai
curatori frutto delle loro ispezioni fatte in questi giorni, anche di notte,
all’interno dell’acciaieria. Non poche, comunque, le criticità riportate nel
corposo dossier consegnato al procuratore Franco Sebastio. Tra queste l’incendio
del nastro trasportatore di tre giorni fa, quando una colonna di fumo si è
levata per circa mezz’ora creando apprensione e panico ed anche un paio di
slooping, il fenomeno che sprigiona in atmosfera gas inquinanti dovuto
all’utilizzo improprio delle torce al servizio delle acciaierie. Un altro
aspetto di novità contenuto nella relazione dei curatori, rivelato dal
procuratore Sebastio nel suo breve incontro con i giornalisti, è la parte che
riguarda l’ambientalizzazione degli impianti e il relativo impiego di forza
lavoro. «Per eseguire tutti gli interventi previsti – ha riferito Sebastio – i
tecnici hanno calcolato un considerevole vantaggio dal punto di vista lavorativo
e la nascita di un nuovo indotto». Niente, invece, sui tempi necessari. «Come
faccio a dare ai curatori una scadenza considerata la complessità dei lavori
necessari?», ha risposto Sebastio.
TRIBUNALE BLINDATO – L’atteso vertice si è così concluso in un
tribunale blindato e protetto da decine di forze di polizia, carabinieri e
vigili urbani che hanno assicurato una cintura di sicurezza forse eccessiva
rispetto alle presenze di pubblico composte quasi esclusivamente da esponenti
dell’informazione
.

Francesco Casula
Nazareno
Dinoi   
03 settembre
2012


Ilva, la busta passa da Archinà a Liberti
Guarda il video alla stazione
di servizio

Per gli inquirenti è una mazzetta da 10mila euro
Il perito si difende:
«Conteneva la bozza di un accordo»




TARANTO – È il
26 marzo 2010. Girolamo Archinà, allora responsabile delle relazioni
istituzionali Ilva, è appena arrivato nell’autogrill tra Taranto e Bari
all’altezza di Acquaviva delle Fonti. Porta con sè una busta bianca: per i
finanzieri, che da mesi lo intercettano, quella busta contiene 10mila euro in
tagli da 100 e da 50. I militari ritengono che sia una «mazzetta» per
ammorbidire una perizia disposta dalla procura di Taranto. Sul retro della
stazione di servizio, l’ex pr della famiglia Riva, incontra infatti Lorenzo
Liberti, all’epoca perito scelto dal pm Mariano Buccoliero per studiare le
emissioni di diossina dal camino E312. Archinà e Liberti chiacchierano
passeggiando con circospezione. La busta passa dalle mani del dirigente Ilva a
quelle del perito, tutto catturato dalle telecamere di sorveglianza
dell’autogrill e sotto gli occhi dei finanzieri che seguono a distanza
l’incontro. Gli investigatori decidono di non procedere all’arresto in flagranza
di reato: le intercettazioni stanno svelando gli intrecci tra politica e
imprenditoria sulla gestione dell’ambiente a Taranto. Inquinamento, ma anche
discariche, rifiuti, energie rinnovabili e tanto altro. Patti scellerati,
secondo gli inquirenti, che non vanno bruciate per raccontare la storia di un
«ambiente venduto».

LE INDAGINI – L’inchiesta porta proprio questo nome e coinvolge
politici locali, funzionari pubblici e imprenditori. L’incontro tra Archiná e
Liberti viene peró stralciato per confluire nell’indagine della magistratira sul
disastro ambientale a Taranto: 91 pagine di informativa che svelano solo una
minima parte delle pressioni dei vertici del siderurgico per tenere le
informazioni sgradite «sotto coperta». Liberti sarà ascoltato dal pm Remo
Epifani solo un anno e sette mesi più tardi: «Quella busta – spiegherà al
magistrato – conteneva la bozza di un accordo tra Ilva e Politecnico di Bari (in
cui Liberti insegna, ndr)». Il docente universitario resta peró sotto indagine,
insieme ad Archinà, per corruzione in atti giudiziari. Per l’Ilva i 10mila euro
ritirati da Archinà il 26 marzo sono un’offerta per la Chiesa di Taranto.

Nazareno Dinoi

01 settembre 2012

Taranto, la rivolta delle vedove“Mai più ricatti tra lavoro e salute”

Rabbia e veleni di una
città che vive e muore di Ilva. E gli operai con i figli malati: “Sì, aveva
ragione chi protestava”

di CONCITA DE GREGORIO

COSA c’è di diverso è che gli muoiono in mano i
figli bambini e ora sanno perché. Che non possono mangiare il formaggio delle
loro pecore né le cozze del loro mare. Che i pediatri negli ospedali congedano
le puerpere raccomandando omogeneizzati al posto delle prugne cotte. E latte in
polvere anziché quello del seno perché nella frutta degli alberi e nel latte
delle madri c’è il veleno, e ora sanno qual è. Cos’è cambiato sta tra la culla e
il tavolo da pranzo, dentro le vite di ciascuno. I figli che impallidiscono di
leucemia, il cibo che sparisce dai piatti. L’unica cosa che conta, l’unica cosa
seria: nascere e crescere i figli, mangiare.

È così che dopo tutti questi anni, quasi cinquanta
dalla posa della prima pietra della Fabbrica, la voce di quelli che trenta,
venti, dieci anni fa dubitavano e obiettavano, poi scrivevano e chiedevano, poi
protestavano, poi urlavano piangendo e maledicevano  –  pazzi, esagitati,
estremisti, anime belle ambientaliste, nemici del lavoro e del popolo  –  è così
che poco a poco quella voce sottile e molesta è diventata la verità di tutti. Se
si muore, a Taranto, è colpa del “minerale”. Così lo chiamano le vedove
analfabete che ti aprono casa per mostrarlo che a chili si accumula nero sotto
le loro scope, le madri che lavano la faccia ai figli al ritorno da scuola,
quando c’è vento i bimbi arrivano a casa con la faccia che brilla come se
fossero truccati per andare
in discoteca. Il minerale. I residui di ferro che luccica, la polvere nera
che vola e si fa aria, entra nei polmoni e poi nel sangue. Nel minerale il
veleno: la diossina che per decenni si è mangiata gli uomini da dentro,
mascherata da fatalità destino malasorte. A volerci credere, a doverci credere
“perché noi lo sentivamo il rumore la notte e la vedevamo la polvere nera ma, ci
crede?, ci faceva piacere perché erano il rumore a la polvere che ci davano da
vivere. Gli uomini uscivano per andare a lavorare e portavano i soldi a casa.
Che altro dovevamo volere”.
Poi sì, certo. Ora c’è la decisione di Patrizia
Todisco, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Taranto che ha
disposto il sequestro dell’area a caldo del-l’Ilva, e la bonifica che deve
passare per il blocco della produzione. Un’acciaieria non si spegne staccando la
spina, però. Ci vogliono mesi, e in questi mesi  –  proprio questi, adesso  – 
ci sono i ministri che scendono in Puglia e trattano coi Riva, i padroni,
improvvisamente e finalmente inclini a versare milioni per la bonifica. Ci sono
i politici che dispongono ordinanze (“vietato passeggiare e far giocare i
bambini nelle strade del quartiere Tamburi”, per esempio, provate a immaginare
come suona alle orecchie di chi ci abita). L’imminente e prossima distruzione di
venti tonnellate di cozze alla diossina, pescato per un valore di quattro
milioni di euro: la rovina. Le signore della borghesia tarantina che manifestano
per strada, i giornali e i siti che denunciano le mazzette, la corruzione, il
silenzio pagato perché è chiaro  –  si mostra ora con l’evidenza delle prove  – 
che il silenzio delle istituzioni, dei partiti e dei periti, di questa Chiesa
gommosa e opulenta è stato comprato, negli anni, dai Riva. Col lavoro che
avevano da distribuire agli ultimi e coi soldi in busta a tutti gli altri. “Non
prenderemo più donazioni dal-l’Ilva”, dice il nuovo vescovo con questo
archiviando come peccato veniale i milioni di lire e poi di euro che i suoi
predecessori, ultimo monsignor Papa, hanno incassato nei decenni con causali
verosimili e persino meritorie: ristrutturare l’oratorio, rifare la facciata
della chiesa, finanziare la mensa dei poveri. Assegni da 300 mila euro. In
cambio, tolleranza. Braccia che si allargano e occhi al cielo, cosa vuoi figlia
mia, fatti forza, è il volere del Signore.
Ecco, sì, tutto questo. Ma a starci a Taranto, a
viverci qualche tempo che non sia il tempo di girare due riprese per la tv, ti
fermano per strada e ti dicono in dialetto e in italiano che quel che c’è di
nuovo non è una sentenza, una perizia, un controllo che di notte quando la
fabbrica brucia come un incendio non si è fatto  –  in cinquant’anni  –  mai.
No. Quel che c’è di nuovo è un piccolissimo sollievo figlio del contagio. I
predicatori solitari, i ‘pazzì e i ‘fanaticì che giravano coi cartelli e
affiggevano targhe sui muri dieci anni fa oggi si voltano attorno e con un
sorriso di sollievo accolgono chi arriva. Chè poco a poco anche gli operai
cominciano a scendere dai balconi giù per strada: quelli che “si deve vivere,
l’Ilva è lavoro”, quelli che alle assemblee non c’erano mai perché facevano gli
straordinari per arrivare a 1500 al mese e che si fottano le chiacchiere. Loro,
gli operai. Ora ci sono, non tanti ma tanti, alle riunioni e ai cortei fino in
prefettura, ad ascoltare Michele Riondino il giovane Montalbano della tv che
davanti al mare caraibico degli scogli di San Vito dice “io sono nato dove siete
nati voi, ai Tamburi, e vi dico che dobbiamo fare noi quello che non hanno fatto
mai i sindacati, i partiti di sinistra. Siete tutti, siamo tutti sotto ricatto.
I tarantini sono sempre stati merce di scambio, numeri che valgono solo quando
c’è da votare. L’Ilva ha fabbricato acciaio e paura. Ma l’altro giorno, in
piazza, ho visto un’Apecar di operai che sembrava un carrarmato. E’ quello che
serve, servite voi: è venuta l’ora di farci sentire”. 
Trecento persone ad
ascoltarlo, un’ovazione. Può più il Montalbano della tv di cento professori,
perizie, tribunali. I Tamburi, dove è nato Riondino, è il quartiere che confina
con la fabbrica. Le case erano lì da prima, la gente negli anni Sessanta ci
andava a vivere per far respirare i figli, perché era un po’ più in alto e c’era
l’aria buona. Tamburi come il rumore di tamburi che faceva l’acqua
nell’acquedotto romano. Oggi è il posto dove non si può passeggiare, ha detto il
sindaco. Le case toccano il muro di cinta dell’Ilva e quello del cimitero. E’
tutto lì, quello che serve per vivere e per morire: le tombe affacciano in
fabbrica, ci si resta anche da morti. Per strada cani randagi, quasi cento
taverne dove andare a ubriacarsi la sera, deserto di uomini, cartelli di
“vendesi” ovunque. La gente se ne va. Ha venduto casa Franco Fanelli, 55 anni,
dopo che hanno diagnosticato la leucemia a sua figlia Annachiara, 13. “Quando
siamo arrivati in ospedale ho trovato nella stanza un operaio che conoscevo
bene, era uno di quelli che quando manifestavamo per strada ci guardava dalla
finestra e chiudeva le tende. Era lì con la figlia malata di tumore. “Dobbiamo
far chiudere tutto”, mi ha detto in dialetto. Ora lo dici?, gli ho risposto. E
lui: “che ne sapevamo, prima?”. Ecco, ora lo sa”. 
Fanelli ora sta a
Leporano, lontano dal minerale. Annachiara ha finito la chemio e porta un filo
di trucco, forse l’anno prossimo tornerà a ballare. Le sono ricresciuti i
capelli, erano biondi ora sono neri, pazienza. Ride, esce, il ragazzino
l’aspetta. Il rosario di suo padre Franco è questo: morti di tumore entrambi i
genitori, morta una sorella e malati (intestino, prostata, fegato) altri tre
fratelli di nove, quattro su nove. morta la prima moglie Antonella, “un sarcoma
che aveva 18 anni, io 24, l’ho sposata due mesi prima che se ne andasse, era il
suo desiderio”. Malata di leucemia la figlia. Fanelli sono vent’anni che
combatte il veleno dell’Ilva che fa morire di cancro vecchi e neonati, famiglie
intere. “Ho calcolato che sono morte 70 mila persone in 15 anni. Ma nessuno lo
dice, lo tengono nascosto. Qui a Taranto non c’è il registro dei tumori, lo sa?
Non le sembra pazzesco? E non c’è nemmeno l’oncologia pediatrica in ospedale.
Bisogna andare a Bari, o al Nord. Così quelli che si ammalano e muoiono fuori,
cioè quasi tutti, non entrano nel conto e le statistiche stanno a posto”.
All’ospedale di Taranto non c’è l’oncologia pediatrica. Al Moscati, che domina
l’Ilva dall’alto, i volontari dell’Ail, associazione italiana leucemie, hanno
allestito con le donazioni una stanzetta minuscola, due letti e una culla, per i
bambini. “Quasi clandestina”, sorride Paola D’Andria, volontaria Ail. In corsia
saluta Anna, che ha vent’anni le unghie rosse la testa calva e la febbre, oggi,
“viene spesso dopo l’autotrapianto”. “Quello che succede e quello che non
succede, a Taranto, è voluto: è tutto voluto. 
Ora arrivano gli operai, perché si ammalano i loro
figli. Ma fino a ieri ci guardavano con sospetto tutti. Anche la politica, che
delusione la politica. E dire che il sindaco sarebbe un pediatra”. Il sindaco,
Ippazio Stefàno, è un pediatra. Uomo di Vendola, sostenuto da una lista civica,
chi meglio di lui avrebbe potuto capire, sapere. E invece sulla sanità si sono
arenate anche tante speranze del “rinascimento pugliese”, che certo Vendola ha
fatto quella legge che ha abbassato drasticamente il tasso di diossina ma è come
svuotare con un tappo l’acqua del mare. E’ tardi, è poco. E ora Don Verzè è
morto e il San Raffaele forse non si fa più, che doveva sorgere proprio a
Taranto, “ma noi abbiamo bisogno di un ospedale privato o di far funzionare
quelli pubblici, mi dica?” domanda l’ingegner Biagio
De Marzo. Un uomo serissimo e inflessibile, una miniera di dati e di sapere. Per
anni dirigente Ilva, prima responsabile della manutenzione dell’area ghisa,
quella più pericolosa, poi dell’intero stabilimento. Un “pentito” dell’Ilva. “Un
giorno, qualche anno fa, mi hanno chiamato da Peacelink per chiedermi un parere
sui dati della diossina. E’ stata una folgorazione. Ma come? Ho lavorato tutta
la vita sotto quella ciminiera e di questi dati non sapevo nulla? Ho
controllato, ho capito, mi sono sentito ingannato, mi sono messo al lavoro
perché non si ingannino gli altri”. De Marzo guida Altamarea, associazione
fucina di interrogazioni al ministero, alle commissioni parlamentari, esposti in
prefettura, al sindaco e al governo. Tutto quel che c’è da sapere è lì. Del
resto è da Peacelink, con cui collabora, che tutto questo è partito. 
Dall’analisi sul
formaggio delle masserie fatto fare da loro: erano pieni di diossina, i
formaggi. Sono state abbattute migliaia di pecore, gli allevatori risarciti con
un’elemosina hanno fatto ricorso, il tribunale ha disposto una sua perizia ed
ecco finalmente i dati, questi non di parte. I dati dei periti del Tribunale. La
diossina nel latte è a livelli altissimi e ha un’impronta digitale identica, è
sempre la stessa. Da dove arriva?, si sono chiesti all’ombra delle canne fumarie
bianche e rosse. L’inchiesta di Patrizia Todisco è cominciata così. Sotto lo
sguardo di Franco Sebastio, il capo della Procura, che da tutta la vita batte
sulle ombre dell’Ilva: se a questo siamo è per l’ostinazione di chi, quando non
si usava, non ha avuto paura. Quando non si usava è quando  –  dieci anni fa  – 
Giuseppe Corisi, operaio, ha fatto mettere davanti a casa sua, in via de
Vincentis ai Tamburi, quaranta metri dalla fabbrica, una lapide che è ancora lì,
annerita. “Nei giorni di vento da Nord veniamo sepolti da polveri di minerale e
soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale Ilva. Per
tutto questo gli abitanti MALEDICONO coloro che possono fare e non fanno nulla
per riparare”. 
Maledicono, maiuscolo. Che siate maledetti: la rabbia
e l’impotenza insieme. Giuseppe è morto l’8 marzo di quest’anno per un tumore ai
polmoni, a 64. Non gli hanno riconosciuto la malattia professionale, la famiglia
non avrà indennizzo. Una fatalità. Aprono la porta di casa Graziella, la vedova,
le figlie Stefania e Sabrina, il genero Luciano, i nipoti Angelo, Giuseppe,
Suami e Gaia. Angelo, 13 anni, racconta che il giorno prima di morire il nonno
era seduto lì, su quella poltrona, e lo aiutava a scrivere il tema “Parla di una
persona che ammiri”. “Io avevo deciso di farlo sul nonno, che ha combattuto
sempre e  –  ho scritto  –  combatte ancora contro l’inquinamento del minerale
che ci uccide. Nonno mi ha detto ‘Angelo, prometti che dopo potrò contare su di
te, che non ti arrenderai’. Io non ho capito dopo cosa, perché nonno stava bene.
Però l’indomani, il lunedì, è andato all’ospedale e il pomeriggio è morto e io
non l’ho visto più, l’ultima volta è stato su quella poltrona e rideva”.
L’ultimo giorno, il lunedì, Giuseppe Corisi ha telefonato a casa e ha chiesto a
sua moglie che affiggessero sotto la loro finestra, proprio davanti alla lapide
della maledizione, un’altra lapide. L’aveva fatta preparare dagli amici.
Graziella, la vedova: “Voleva che ci fosse scritto il numero. Non il suo nome,
ma il numero. ‘Morto numero … per neoplasia polmonare’. Ma il numero non c’è
perché non si sa quanti sono. Non lo possiamo sapere. Allora ha detto: mettete
ennesimo. Mettetela subito”. 
Quando si affacciano tutti alla finestra per salutare,
gli otto Corisi, si affacciano su quella lapide. Qui viveva Giuseppe, “ennesimo
morto per neoplasia polmonare”. Dietro un’ipocrita inutile barriera di alberi 
–  le “colline ecologiche”, buone per la coscienza di qualcuno  –  che separa la
casa dalle montagne di polvere di acciaio. Nel ’60 si decise di collocare a
ridosso della città e non al lato opposto della fabbrica, come sarebbe stato
logico e dovuto, la zona di stoccaggio e di prima lavorazione a caldo. Si
risparmiava qualche metro di nastro trasportatore dei materiali dal porto, così.
Il “peccato originale”, quella decisione, occultata dall’immediata costruzione
della basilica di Gesù divin lavoratore. Una grande chiesa, un grande mosaico
con Gesù circondato di operai. Che benedizione, il lavoro. I Corisi, dalla
finestra sulla lapide che MALEDICE, salutano.

Storie di inciuci, tangenti, impianti siderurgici, salute pubblica a Taranto (Puglia, Italia)

Corriere del Giorno

 La storia delle
tangenti Ilva

Il consulente della procura accusato d’aver
intascato una “mazzetta” da 10mila euro. Il responsabile dell’Arpa, Giorgio
Assennato, che diventa un obiettivo da “distruggere”. Le ispezioni della
Commissione ministeriale che devono essere “pilotate”. Non soltanto inquinava,
l’industria della famiglia Riva, ma adottava un sistema volto a eludere i
controlli, a condizionare le verifiche, a premere sull’Agenzia regionale, sulla
Regione e sul Governo, per non subire danni. Il motore di queste operazioni,
secondo l’accusa, è il dirigente dell’Ilva Girolamo Archinà, in grado anche di
“ricevere notizie riservate – in quanto coperte dal segreto istruttorio –
sull’andamento delle indagini”. Gli indagati ormai sarebbero una dozzina.
Il gip Patrizia Todisco aveva già sottolineato come,
tra il 2003 e il 2006, l’Ilva avesse firmato ben quattro atti d’intesa “volti a
migliorare le prestazioni ambientali” operando, invece, soltanto un inefficace
“maquillage”. Il sistema partiva dall’interno dell’industria: Todisco segnala
che quattro responsabili delle aree, “forti del sostegno della ‘proprietà’ e
ossequiosi alle indicazioni che ricevevano”, cedevano “alla logica del profitto
personale” e reprimevano “ogni rigurgito di coscienza”. Ma nell’informativa
redatta dalla Guardia di Finanza si trova anche di più. Man mano che l’inchiesta
della procura va avanti, che l’Arpa diventa più esigente, il sistema si muove
all’esterno, decide di corrompere il consulente della procura, professor Lorenzo
Liberti.
E la Gdf scopre che Girolamo Archinà , dirigente
dell’Ilva, passa a Liberti, in un autogrill diAcquaviva delle Fonti, una busta
che – secondo l’accusa – contiene 10mila euro in contanti. “Rappresenta la
classica mazzetta”, scrivono gli investigatori, sottolineando che Liberti,
“alcune settimane prima, aveva consegnato una relazione preliminare che
allontanava il sospetto che l’inquinamento da diossina (che aveva contaminato le
pecore delle terre vicine, ndr) potesse essere opera dell’Ilva”. Poi
la Gdf aggiunge: “E’ assolutamente pacifico che l’Ilva, alla luce della perizia
del consulente, sia stata favorita nell’ambito del procedimento penale (…)
sull’inquinamento da diossina nelle aree circostanti lo stabilimento, come è
altrettanto evidente che la somma che Liberti ha ricevuto da Archinà rappresenti
il compenso, o parte di esso, che l’Ilva gli ha riservato per gli esiti della
predetta consulenza”.

Qualche video Utile per capire meglio i
personaggi

Ilva, il passaggio della busta tra Archinà e il perito

Nelle
immagini Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali di
Ilva, incontra il perito della procura Lorenzo Liberti, incaricato dai pm con
altri due esperti di individuare la fonte dell’inquinamento dei terreni in cui
pascolavano capre e pecore risultate contaminate da diossina e pcb. Il faccia a
faccia avviene il 26 marzo del 2010 nella stazione di servizio Le Fonti est, nei
pressi di Acquaviva lungo l’autostra A14. Archinà consegna al perito una busta
bianca. Secondo gli inquirenti, in quella busta ci sono diecimila euro in
contanti che il dirigente dello stabilimento avrebbe pagato per ammorbidire il
giudizio di Liberti sulle emissioni inquinanti dello stabilimento. L’episodio
rientra nell’inchiesta “environment sold out”, ambiente venduto ed ora è
confluito nell’indagine per disastro ambientale scoppiata con il sequestro degli
impianti dell’area a caldo dell’Ilva
di MARIO DILIBERTO

Si incontrano nel retro di un a stazione di servizio
e parlano a lungo, si scambiano una busta; un caffe e via. Ecco il video
dell’incontro tra Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle relazioni
istituzionali di Ilva e il perito della procura Lorenzo Liberti, incaricato dai
pm con altri due esperti di individuare la fonte dell’inquinamento dei terreni
in cui pascolavano capre e pecore risultate contaminate da diossina e pcb.

GUARDA IL VIDEO

Il faccia a faccia avviene il 26 marzo del 2010
nella stazione di servizio Le Fonti est, nei pressi di Acquaviva lungo
l’autostra A14. Archinà consegna al perito una busta bianca. Secondo gli
inquirenti, in quella busta ci sono diecimila euro in contanti che il dirigente
dello stabilimento avrebbe pagato per ammorbidire il giudizio di Liberti sulle
emissioni inquinanti dello stabilimento. L’episodio rientra nell’inchiesta
“Environment sold out”, ambiente venduto, ed ora è confluito nell’indagine per
disastro ambientale scoppiata con il sequestro degli impianti dell’area a caldo
dell’Ilva.


Al centro dell’ inchiesta l’ipotesi
di corruzione in atti giudiziari
del perito della procura Liberti,
allora preside della facoltà di Ingegneria di Taranto. Secondo quanto ricostruito e ipotizzato
dagli investigatori, Liberti avrebbe ricevuto da Archinà una mazzetta di
diecimila euro nel parcheggio dell’autogrill lungo l’autostrada tra Bari e
Taranto. Quei soldi, secondo la Finanza, servivano ad “aggiustare” la perizia
che il professore avrebbe di lì a poco depositato. “Ci siamo visti per discutere
di cose che riguardavano la facoltà” è la difesa del professore, che continua a
dirsi assolutamente. Dagli atti giudiziari emerge però anche un altro
particolare, e cioè che Liberti aveva con l’ Ilva non soltanto rapporti
istituzionali, in quanto preside della facoltà. Ma tramite una società di
consulenza, della quale secondo la Finanza era capo occulto, anche rapporti di
natura commerciale: in sostanza, l’ Ilva era una sua cliente. L’ azienda è la
Teta srl. 
Il vertice in procura –
“L’obiettivo resta quello di risanare”. Nuovo vertice al Palazzo di
giustizia di Taranto tra il procuratore, Franco Sebastio, il procuratore
aggiunto, Pietro Argentino, i custodi giudiziari degli impianti dell’area a
caldo dell’Ilva sottoposti a sequestro, il presidente del Siderurgico Bruno
Ferrante (che riveste anche il ruolo di amministratore giudiziario) e il
comandante del Noe di Lecce Nicola Candido. I magistrati che si occupano
dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva hanno
fatto il punto con i custodi sul piano di interventi da eseguire e sullo stato
degli impianti. La produzione dello stabilimento di Taranto, al momento, si
attesta sul 70%, come confermato nei giorni scorsi dallo stesso presidente
dell’Ilva. I custodi dovranno stabilire se il piano di risanamento potrà
avvenire con gli impianti in marcia o al minimo della produzione, o se gli
stessi dovranno essere spenti.
“I magistrati inquirenti, che sono
responsabili dell’esecuzione dei provvedimenti, hanno dato delle indicazioni
precise, operative, dando obiettivi che sono quelli soprattutto di contenimento
delle emissioni”, ha spiegato Ferrante. “Adesso – ha aggiunto – spetterà ai
custodi tecnici, e a me, operare collegialmente riferendo ovviamente al
procuratore della Repubblica e operare nel senso indicato da loro. L’obiettivo
posto dal Tribunale del Riesame e dal gip è quello di risanare in senso
ambientale gli impianti e dobbiamo lavorare in questa direzione”. “Il sequestro
preventivo disposto prima dal gip e poi dal Riesame – ha precisato Ferrante –
parla del sequestro degli impianti ai fini del risanamento e della messa in
sicurezza. Nessuno ha mai pensato alla facoltà d’uso. Non è un termine che compare ma si
parla di utilizzo a quei fini”. 




Una perizia dà ragione agli abitanti di un
condominio che hanno avviato un’azione civile

Abitazioni deprezzate, azione risarcitoria
contro Riva

Nel punto più vicino, il condominio di via De
Vincentiis, al quartiere Tamburi di Taranto, dista 265 metri dal gigante
d’acciaio, da punto più vicino e 575 da quello più distante. Non c’è vento che
salvi gli abitanti da folate di polveri e fumi; le montagne dei parchi sono
troppo vicine. Di conseguenza, gli inquilini sono costretti a chiudersi in casa
anche quando fa caldo. Le palazzine, invece, sono costantemente esposte alle
polveri. Risultato: facciate, balconi e terrazzi ricoperti da uno strato di
polvere bruno-rossastra e palazzi deprezzati, come viene spiegato in una perizia
che dà ragione ai proprietari, promotori di un’azione risarcitoria dinanzi al
tribunale civile. Hanno presentato il conto dei danni a Emilio Riva (all’epoca
presidente del gruppo) e sulla loro richiesta (formulata dagli avvocati Eligio
Curci e Masimo Moretti) si esprimerà il giudice Marcello Maggi. La prossima
udienza del “processo pilota” sulle richieste di risarcimento danni all’Ilva è
fissata a dicembre.
L’esito della perizia dà ragione ai condomini. Il
consulente tecnico nominato dal giudice, l’ingegnere Giambattista De Tommasi,
docente dell’Università di Bari, nella sua relazione, spiega di aver accertato
che le polveri sono quelle dei parchi e gli immobili risultano svalutati.
Il
perito ha effettuato diversi prelievi di campioni di polveri su terrazzi,
pianerottoli, balconi, grondaie e facciate dell’edificio in questione. A ciò si
aggiungono ulteriori prelievi effettuati lasciando per sedici giorni consecutivi
dei contenitori sulle terrazze del condominio. Inoltre, il perito ha prelevato
anche altri campioni di polveri dai parchi minerali dell’Ilva. Tutti i campioni,
26 complessivamente, sono stati poi analizzati con diverse tecniche d’indagine
nel laboratorio specializzato in diagnostica dei beni culturali dell’Università
di Bari.
Gli accertamenti sulla composizione chimica hanno
evidenziato la presenza delle stesse sostanze, ossia carbone, magnetite,
ematiche, biossido di silicio e carbonato di calcio, sia nei campioni prelevati
su balconi, terrazzi e facciate del condominio di via De Vincentiis sia in
quelli provenienti dai parchi dello stabilimento siderurgico.
“In
conclusione, si evidenzia una stretta correlazione – si legge – tra le sostanze
chimiche rinvenute nei prelievi effettuati presso lo stabilimento Ilva e le
sostanze chimiche quantitativamente prevalenti nei campioni prelevati in vari
punti del condominio De Vincentiis; se pur è vero che le sostanze quali ematite,
biossido di silicio e silicati sono relativamente ubiquitarie, è accertato che
le quantità percentuali di ematite e carbone riscontrate nei prelievi effettuati
nelle varie zone condominiali sono significativamente elevate e
quantitativamente determinabili senza alcun pre-trattamento e pre-concentrazione
dei campioni”.
Inoltre, scrive il perito, “caratterizzante è la presenza di
magnetite riscontrata nelle polveri dei palazzi condominiali (e nel campione
Ilva prelievo 7) non essendo questa una sostanza ubiquitaria nè caratteristica
del generico inquinamento ambientale”.
Il consulente ritiene che “pur volendo
considerare, con ampio margine di sicurezza, che alcune sostanze in questione
possano essere presenti come ‘rumore di fondo’ in molteplici situazioni, l’alta
concentrazione rilevata, la corrispondenza come ‘marker’ ai parchi minerali
dell’Ilva e la coerente globalità dei dati, che deriva dall’esame complessivo
delle indagini chimiche, consente di affermare la stretta corrispondenza delle
polveri esaminate con quelle presenti nei parchi minerali dell’Ilva”.
Le
conseguenze per gli immobili sono state quantificate. Gli appartamenti risultano
notevolmente deprezzati, in una misura che oscilla fra un quarto e un quinto del
valore commerciale, stando alle stime della perizia.
Il calo dei prezzi di
mercato delle abitazioni dei Tamburi è emerso anche da un’inchiesta del
“Corriere” pubblicata alcune settimane fa. In alcune zone, sui portoni dei
palazzi sono stati affissi i cartelli con  la scritta “vendesi”. Gli abitanti,
evidentemente, hanno preferito trasferirsi altrove, soprattutto per
salvaguardare la salute dei bambini. Ma l’offerta, per ovvi motivi, è nettamente
superiore alle richieste e i prezzi degli immobili sono crollati.
Non è
l’unica azione di Davide contro Golia. Anche gli abitanti di altre palazzine del
quartiere,  una in via Manzoni, un’altra in via Merodio e una terza in via Mar
Piccolo, hanno presentato denuncia. Cinque le persone offese nel procedimento
avviato dal pm Daniela Putignano che ha emesso decreto di citazione a giudizio
nei confronti di Emilio Riva contestando due ipotesi di reato, l’immissione
nell’ambiente di fumi e polveri e il deturpamento e l’imbrattamento di cose
altrui.
E un’altra inchiesta potrebbe sfociare nel processo principale: 135
abitanti di via Galeso hanno presentato denuncia per gli stessi motivi.

TUTTE LE MAZZETTE DISTRIBUITE
DA GIROLAMO ARCHINA’

Il
Corriere della Sera pubblica una lista di regalie con cui l’Ilva di Taranto
gestiva il consenso nella zona.

Spiega
il quotidiano: 

Gesti
che non comportano alcun reato, ma che secondo la Guardia di finanza indicano
quanto elevato fosse il budget a disposizione di Girolamo Archinà, il capo delle
relazioni pubbliche dell’azienda accusato di fare pressioni sulle istituzioni
per favorire in ogni mo

do l’acciaieria. E la lista indica anche quanto
estesa fosse la rete di contatti «sociali » dell’Ilva nel territorio. L’elenco è
stato consegnato agli inquirenti da Francesco Cinieri, dal 1986 responsabile
della contabilità dello stabilimento siderurgico.
Secondo i magistrati in quella lista di donazioni e
acquisti di regali per amici e giornalisti, è stata contabilizzata come «spese
di direzione» anche la mazzetta da diecimila euro che Archinà avrebbe pagato al
consulente tecnico della procura, Lorenzo Liberti, perché «addolcisse» le sue
considerazioni sull’inquinamento…



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«Io,
operaio delle cockerie dell’Ilva, mi chiedo: che fine farò?»



Chiara Rizzo

Adelio, 45 anni, 18 dei quali vissuti lavorando nelle cockerie dell’Ilva: «In
questo periodo succede anche a noi di avere l’angoscia di venire a lavorare. Ma
qui non produciamo cioccolatini, conosciamo i rischi. E dal ’94 dei
miglioramenti sono stati fatti”

«Io, operaio delle cockerie dell’Ilva, mi chiedo: che fine farò?»

 

agosto 29, 2012 Chiara Rizzo

Adelio, 45 anni, 18 dei quali vissuti lavorando nelle cockerie dell’Ilva: «In
questo periodo succede anche a noi di avere l’angoscia di venire a lavorare. Ma
qui non produciamo cioccolatini, conosciamo i rischi. E dal ’94 dei
miglioramenti sono stati fatti»




Dai parchi minerali, la sabbia grigiastra (il materiale ferroso
grezzo) – che se si leva il vento si disperde per i quartieri circostanti
insozzando le case e appesantendo i polmoni – viene trasportata con il carbon
fossile nelle dieci batterie di forni, macchine di fuoco sempre accese, che in
una serie di fasi trasformano la polvere in coke metallurgico, pronto ad essere
trasferito negli altiforni. Siamo nelle cockerie dell’Ilva, l’area dove si
lavora la “materia prima” delle acciaierie più grandi d’Europa: la stessa area
che è stata sottoposta insieme ad altre a sequestro dal Gip Todisco e dal
tribunale del riesame. Le perizie indicano la cockeria come cuore rovente
dell’inottemperanza alle norme ambientali da parte della famiglia Riva: secondo
i giudici «il controllo è discontinuo» sulle emissioni di inquinanti cancerogeni
come l’Ipa, il benzene, e altre polveri disperse. Ma gli operai, malgrado le
notizie allarmanti che viaggiano a tutte le ore sulla loro stessa salute, non
solo si presentano qui puntuali tutti i giorni, ma da qui non vogliono
andarsene. Finito il primo turno, nel pomeriggio, sulla piazzola davanti
all’Ilva si fermano a chiacchierare. Si respira aria di angoscia. «La domanda
che ci facciamo più spesso è che fine faremo», racconta Adelio, un operaio della
cockeria, che con il suo racconto “apre le porte” dell’Ilva a tempi.it, proprio
mentre il tribunale del riesame ha accolto il ricorso dell’Ilva e riconfermato
Bruno Ferrante nel pool di custodi dell’impianto. «Io lavoro qui dal 1994,
quando i Riva ancora non c’erano – prosegue Adelio, 45 anni, 18 dei quali
vissuti qui –. Io allora ero dipendente di un’azienda dell’indotto che aveva un
appalto nel settore cockeria. Quando l’azienda ci mise in cassa integrazione, è
stata proprio l’Ilva a riassumerci tutti. È anche la nostra azienda,
questa».

Qual è stata la situazione dell’area cockeria che lei ha visto in
questi anni?

Nel nostro reparto, dal 2004 ad oggi, i Riva hanno
inserito diversi macchinari sempre più evoluti. Oggi è il reparto nell’occhio
del ciclone giudiziario. Ricordo che nel ’94 non si poteva stare. C’era da
prendersi paura. L’aria era inquinante, lo avvertivamo a pelle, era molto
pesante. Fumi e gas erano visibili ad occhio nudo ed erano emessi dalle batterie
di forni. Ora le macchine sono nuove, e questo gas non è più visibile: ci sono
caricatrici o fornatrici che sono digitalizzate, con aria condizionata, e non
entrano polveri o gas grazie a porte sigillate. Queste modifiche sono state
fatte più o meno a partire dal 2000.

Eppure nell’ordinanza del tribunale del Riesame, proprio rispetto
alle cockerie, si legge che i carabinieri del Noe, nel corso di un’ispezione nel
2011 hanno «notato personalmente la generazione di emissioni fuggitive
provenienti dai forni, che una volta aperti per far fuoriuscire il coke
distillato, lasciavano uscire dei gas del processo che invece avrebbero dovuto
essere captati da appositi aspiratori». Voi operai non notate queste
emissioni?

Sinceramente, noi non possiamo addentrarci in questo
livello tecnico. Ma confermo quello che ho già detto: dal ’94 ad oggi l’area
cockeria è tutt’altra cosa. Poi che qui non produciamo cioccolatini ma carbone,
noi operai lo sappiamo bene. Immagino che nelle acciaierie possano esserci fughe
di gas, a causa di un’operatore non abile, o perché qualche tubo si intasa. Non
posso entrare nel merito della consulenza dei periti al gip e sicuramente questo
è un reparto da cui possono fuoriuscire i gas. Ma, ad esempio, i Riva hanno
cercato di migliorare la situazione. Sono state chiamate delle ditte che
lavorano in appalto. Sul lato macchine del forno coke, c’è una porta che si
chiude quando viene caricato il carbon coke. Dopo la chiusura, ci sono degli
operai incaricati proprio di controverificare la chiusura ermetica, con martelli
per tamponare lo sportello e una malta speciale. C’è sicuramente qualcos’altro
da migliorare, e noi operai siamo felici che venga fatto, perché i benefici per
la salute sono importanti. L’altro ieri, ad esempio, la commissione per la nuova
Aia (autorizzazione integrata ambientale) ha sequestrato un forno perché c’era
un tubo di sviluppo intasato, che ovviamente emetteva fumi. Ecco: con un po’ di
criterio, notato che il tubo è intasato, si può smettere di caricarlo per un
giorno, per disintasarlo. Non è una cosa che succede spesso d’altra parte,
dipende dall’attenzione del singolo dipendente che spesso riesce a
prevenire.

Sempre nell’ordinanza del Riesame sul sequestro degli impianti, si
legge di un’analisi dell’Università di Bari che «ha evidenziato come i
lavoratori della batteria A risultassero i più esposti» agli inquinanti,
rispetto a quelli delle batterie B e C. Personalmente ha conosciuto qualche
collega che si è ammalato?

Io ho amici e parenti che sono morti di
tumori ai polmoni, eppure non lavoravano all’Ilva, né vivevano a Taranto. Non ho
conosciuto personalmente operai che si sono ammalati all’Ilva, ma ognuno di noi
ha certo anche la paura di lavorare in un’industria dove sai di poterti
ammalare. L’ambiente è questo, non c’è dubbio: un’industria con un tasso di
inquinamento superiore alle norme. Non è che noi operai non sentiamo queste
notizie o rimaniamo indifferenti. Anzi, in questo periodo a volte ci succede, a
me per primo, di avere l’angoscia improvvisa di andare a lavorare. Ma ho anche
una domanda: perché dei tumori e delle malattie tutti se ne accorgono solo
adesso? E perché mai niente succedeva quando questa era Italsider e apparteneva
allo Stato? Ovvio che la salute è importante, ma oggi vedo un po’ di accanimento
su quest’azienda.

Secondo i periti medici chiamati dal Gip, in sei anni sono attribuibili
alle emissioni dell’Ilva, nei quartieri tarantini di Borgo e Tamburi, 91 morti,
160 ricoveri per malattie cardiache e 219 per malattie respiratorie. Tra il 1998
e il 2010 si sono contati 386 decessi totali attribuibili alle emissioni, e 237
casi di tumori maligni, come 937 casi di malattie respiratorie, in gran parte
riferiti a pazienti in età pediatrica. Che effetto fa a voi lavoratori sentire
queste notizie?

Sentire tutte queste notizie ci addolora e, come
dicevo, ci spaventa. Noi le abbiamo sempre sentite, non è questa la prima volta.
Ma anche questa situazione la si viveva come tutte le altre cose che riguardano
la morte e il pericolo. Abbiamo sentito anche dei pericoli legati ad altre
realtà, come l’Eni o l’Agip o la marina, e si continuava. Poi, man mano che si è
entrati nello specifico di queste situazioni dolorose, anche il nostro punto di
vista si è approfondito. Si è formato un gruppo di operai Ilva, i “lavoratori
pensanti” si chiamano, che da tempo denunciano pubblicamente i danni fatti
dall’Ilva. Adesso che ogni giorno non si parla che dell’Ilva, è normale che
tutti noi siamo preoccupati ancora di più per la salute. Prima andavamo a lavoro
forse quasi senza accorgercene, senza pensare a questi aspetti, adesso invece ci
stiamo informando.

Qual è la situazione oggi nella cockeria?

Si lavora
regolarmente: ci sono i sigilli alle batterie, ma per fortuna grazie alle
convenzioni il lavoro continua. Tra di noi, quello che ci chiediamo sempre è
“che fine faremo?”. La salute è importante, ma anche il lavoro lo è, anche
perché qui l’unico escamotage che abbiamo per vivere è questa azienda. La
sentiamo come nostra azienda. Io la sento anche parte della vita, me ne sento
partecipe. Certo, a chi di noi non piacerebbe uscire dall’Ilva e andare da
un’altra parte, più sicura e tranquilla? Ma con questa disoccupazione che c’è in
giro, dove ce ne andiamo?

Le vostre famiglie come vivono questo periodo?

Sono
preoccupatissime. È normale. Mia moglie, sentendo le notizie in tv, ora è anche
più tesa per la mia salute. Un’angoscia che si somma a quella per il lavoro.
Quello che noi operai chiediamo è di sistemare le cose per il nostro bene
adesso, ma anche dei nostri figli e del loro domani. Magari vorranno lavorare
all’Ilva, e ne troveranno una nuova, con un altro approccio e una situazione
migliore. Perché si può migliorare sicuramente: nella cockeria è possibile
effettuare dei miglioramenti senza spendere nulla. I Riva hanno uno stabilimento
di acciaio anche in Germania, e lì sono i primi in tutela dell’ambiente: come
fanno lì non lo possono anche qui da noi?

Voi operai cosa ne dite? Perché non è avvenuto?

Noi operai diciamo che c’è stato un “mangia mangia”
di tutti. A cominciare dallo Stato e dagli enti: io non credo che prima non si
potevano fare delle migliorie o che non si conoscessero i problemi per la
salute. Ma prima dove erano tutte queste persone? Dov’erano quelli che,
giustamente, oggi denunciano dappertutto la diossina e gli inquinanti? Perché
non mantenevano alta l’attezione come adesso? Ecco: la risposta a queste
domande, è quello che noi operai intendiamo per “mangia
mangia”.

http://www.tempi.it/io-operaio-delle-cockerie-dellilva-mi-chiedo-che-fine-faro 

 

 

DISASTRO AMBIENTALE A ISOLA DELLE FEMMINE PERICOLO PER LA SALUTE UMANA

I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE SONO STANCHISSIMI DI SUBIRE QUESTA GRAVISSIMA SITUAZIONE DI DEGRADO E DI CONTINUO PERICOLO PER LA PROPRIA SALUTE.

CARO SINDACO PROFESSORE GASPARE SIGNOR PORTOBELLO NOI CITTADINI NON VOGLIAMO PAGARE

 

PREFABBRICATI NORD LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA architetto ALUZZO ROCCO

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
UFFICIO TECNICO – III SETTORE
SANATORIE ABUSIVISMO E CONTROLLO DEL TERRITORIO
AUTORIZZAZIONE EDILIZIA IN SANATORIA
AI SENSI DELL’ART. 13 LEGGE 47/85 N 20
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
VISTA l’istanza del 06/11/2006 protocollo n 13321, presentata dal sig. Vittoriano Correra, nella qualità di amministratore unico della Prefabbricati Nord SRL, con sede legale in Rende di Cosenza e sede amministrativa in Isola delle Femmine, Via Dell’Agricoltura n. 8, con la quale chiede la concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per le opere abusivamente realizzate durante i lavori autorizzati con C.E. n. 14 del 24 maggio 2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”;
Visto il verbale di assemblea ordinaria del 30 aprile 2007 trasmesso con nota del 18/09/2009 prot. 14357, nel quale vengono accettate le dimissioni dell’amministratore Vittoriano Correra e viene nominato nuovo amministratore il sig. Panebianco Saverio nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q;
Accertato che l’istante ha titolo per richiedere la variante di cui all’istanza del 05/12/2001 protocollo n. 15165, in quanto risulta che il sig. Correra Vittoriano, nato a Monreale il 23/03/1951, codice fiscale CRRVTR51C23F377Q, nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, ha titolo per richiedere la concessione edilizia in quanto risulta avere titolo giusto atto di compravendita stipulato il 15/12/2004, rep. n. 43203 – raccolta n. 19927 presso il Dott. Maria Bonomo, Notaio in Palermo, con studio in via Torrearsa n. 24, registrato in Palermo il 15/12/2004 al n. 5440-IT;
ACCERTATO che le opere realizzate consistono nel:
nella realizzazione del restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della copertura prevista a 2° piano in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
Visti gli elaborati grafici del 01/12/2006-protocollo n. 14551, redatti dall’architetto Rocco Aluzzo, iscritto all’Ordine degli architetti della Provincia di Palermo al n. 3827 e per i quali la C.E.C. nella seduta del 24/01/2007 verbale n. 2 ha espresso parere favorevole a condizione che “la ditta produca una perizia giurata … attestante l’esatta misurazione effettuata con rilievo della distanza dalla battigia …”;
VISTA la perizia giurata in data 08/03/2007 con. 1044, dall’arch. Rocco Aluzzo iscritto all’Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo al n. 288, giurata al Tribunale di Palermo;
VISTO il bollettino di pagamento di € 516,00 n. per oblazione ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 VCY 0127 del 03/09/2009; verificare se esiste una comunicazione di demolizione di alcune opere;
VISTO il parere favorevole espresso dal Responsabile d’Igiene Pubblica del D.S.B. di Carini protocollo n. 65/IP del 11/09/2009 introitato a protocollo di questo comune in data 15/09/2009 prot. 14226;
VISTI il parere di compatibilità paesaggistica espresso dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo in data 05/06/2008 prot. 4216/P introitato al nostro protocollo n. 7839 del 16/06/2008;
CONSIDERATO che non sono state effettuate opere strutturali per le quali è necessario il rilascio dl prescritto parere da parte del Genio Civile di Palermo, così come dichiarato dal progettista arch. Rocco Aluzzo con nota prot. 14357 del 18/09/2009;
VISTI gli strumenti urbanistici vigenti, nonché le norme che ne regolano l’attuazione ed il vigente regolamento edilizio;
VISTE le vigenti disposizioni che disciplinano il pagamento del contributo per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione e la loro esenzione e riduzione;
VISTE la L.17/8/1942 n.1150 modificata ed integrata dalla L.6/8/1967 n.765, la L.28/1/1977 n.10, e la L. 28/2/1985 n.47 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTE le leggi 47/85, 724/94 e successive modifiche ed integrazioni e L.R. 37/85 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTO il comma 1 dell’art. 39 della L. 724/94 con le modifiche introdotte dall’art. 2 comma 37 lett. B della L. 662/96 e riscontrato che nulla osta al rilascio della concessione edilizia in sanatoria;
VISTA la Legge Regionale 4 del 16/04/2003;

R I L A S C I A

Al sig. Panebianco Saverio, nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, l’autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per avere realizzato il restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006 e per avere realizzato la distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”, il tutto come riportato negli elaborati grafici che allegati alla presente, ne fanno parte integrante e sostanziale.
La presente autorizzazione edilizia in sanatoria viene rilasciata fatti salvi i diritti dei terzi.
Isola delle Femmine 22 settembre 2009
Il Responsabile del III Settore
Arch. Sandro D’Arpa


Isola delle Femmine 22 ottobre 2007

Guerra di mafia fra le cosche di Palermo
Arrestate 16 persone.
Azzerato il mandamento
di Partinico e Borsetto 

 In due anni e mezzo la guerra fra le cosche mafiose del palermitano ha provocato sei vittime e alcuni feriti, fra cui un boss. Una faida sanguinosa per il controllo del territorio in una vasta area a cavallo tra le province di Palermo e Trapani: da un lato le cosche guidate dal boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi verso il trapanese, dall’altro il clan del latitante Matteo Messina Denaro. 

I carabinieri del Gruppo di Monreale sono riusciti a fare luce su questi delitti e sui retroscena dello scontro; dall’indagine emergono anche collegamenti tra le famiglie palermitane e quelle degli Stati Uniti. 

 L’inchiesta, denominata “Carthago”, è sfociata in 16 ordini di custodia richiesti dalla Dda di Palermo, decapitando di fatto i vertici delle cosche di Borgetto e Partinico, due paesi della palermitano, definiti dagli stessi indagati nelle intercettazioni, il “far west della mafia”. Alcuni indagati, per mettersi al riparo da possibili vendette, avrebbero trovato riparo negli Usa. Per essere sicuri che i loro piani di morte andassero a buon fine, gli uomini del clan di Partinico si esercitavano a sparare sui cani randagi nelle campagne di Borgetto. In un caso i carabinieri all’ascolto delle microspie installate sulle auto di tre “picciotti”, arrestati stamani, registrarono i piani per assassinare un rivale e i colpi esplosi contro gli animali. La Lav ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli autori di questi “delitti”.

Gli investigatori in due anni di indagini sono riusciti a disegnare i nuovi equilibri mafiosi del palermitano. Il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo, spiega:”Il territorio di Partinico è inquinato da un’alta densità di presenza mafiosa. Per questo l’operazione è molto importante”. La “guerra di mafia”, dalle indagini, sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolà Salto, entrambi raggiunti da provvedimento cautelare. I carabinieri hanno registrato che il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, cominciava ad essere assicurato dalle attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione “vincente”.

Una circostanza confermata anche da un foglietto con la lista degli imprenditori che pagavano il “pizzo” sequestrato alcuni mesi fa dai carabinieri ad Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, fermato a un posto di blocco con 70 mila euro in contanti. 


http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/41437/guerra-mafia-cosche-palermo-arrestate-persone-azzerato-mandamento-partinico-borgetto.htm  



 L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica

Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig 



 di Alessandra Ziniti 


 Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro.

Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. 


Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla “famiglia” mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico. 


 La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle “famiglie” di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra. 


 Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig 


Villabate: la corruzione non paga

di Silvia Cordella – 20 gennaio 2009 


Nel processo per il Centro Commerciale di Villabate, il giudice ha emesso mezzo secolo di condanne. Colpiti anche i dirigenti della “Asset Development” di Roma in affari con la famiglia mafiosa dei Mandalà: 7 anni per corruzione aggravata a Marussig 


Sette condanne e un punto a favore della procura di Palermo è il risultato della sentenza che il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Palermo Patrizia Spina ha emesso ieri nei confronti degli imputati del processo sul Centro Commerciale di Villabate. Mezza giornata di camera di consiglio è bastata ai giudici per riconoscere e sottoscrivere quasi in toto le pene che i pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava avevano chiesto nella loro requisitoria. Dieci anni per associazione mafiosa sono stati inflitti a Giovanni La Mantia, uomo d’onore della famiglia di Ciaculli, soggetto di collegamento tra il boss Nicola Mandalà e il mandamento di Brancaccio. 


Otto anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione all’ex sindaco Ds Lorenzo Carandino. Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino, sono stati condannati rispettivamente a otto e sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre al presidente della Asset Development di Roma Pierfrancesco Paolo Marussig la Corte ha inflitto sette anni per corruzione aggravata.
Infine il contabile della società romana Giuseppe Daghino (all’epoca consulente dell’amministrazione Veltroni sulle cartolarizzazioni immobiliari) è stato condannato a quattro anni per corruzione semplice e l’ex sindaco di Catania Angelo Lo Presti a quattro anni e mezzo per riciclaggio. 



Quest’ultimo era accusato di aver fatto passare, attraverso il conto di una sua società con sede a Malta, 25 mila euro come prima tranche di una tangente di 150 mila euro destinata a oliare la “macchina burocratica” del comune di Villabate, in cambio dell’approvazione del piano commerciale sponsorizzato dalla mafia. 


Un affare che avrebbe fatto ottenere al clan il 30 per cento delle ditte incaricate nell’esecuzione dei lavori e nella gestione dei negozi dell’ipermercato, imponendo il 20 per cento dei dipendenti da assumere. 


Una condizione irrinunciabile che faceva parte di quel patto che, secondo il pm dell’accusa Nino Di Matteo, Marussig, in veste di presidente della Asset, aveva stretto con la famiglia mafiosa di Villabate, che prevedeva la restituzione di un duplice intervento del clan: convincere 130 proprietari terrieri a vendere i loro appezzamenti di terra per poterli così destinare a uso commerciale e trovare referenti in seno all’amministrazione pubblica per garantirne l’approvazione definitiva. 


Trattative queste che l’azienda ha portato avanti in Sicilia tramite l’architetto Rocco Aluzzo, soggetto incaricato per la mediazione e l’acquisizione di tutte le aree necessarie, coadiuvato dall’architetto Borsellino vicino per legami politici pregressi a Nino Mandalà, ex presidente del club Forza Italia ed ex socio dell’attuale Presidente del Senato Renato Schifani. 


Proprio Mandalà era il vero dominus dell’iniziativa commerciale. L’aveva sponsorizzata già nel ’97 quando a rivestire la carica di Sindaco c’era Giuseppe Navetta. La cosa però non era andata in porto per via di una modifica (Mandalà voleva un inceneritore di rifiuti) che rendeva il Piano Regolatore inaccettabile. Nel frattempo il boss veniva arrestato e il comune di Villabate sciolto per infiltrazione mafiosa. Quando il capomafia era uscito di prigione, il Piano Commerciale era già in fase di progettazione con i primi accordi siglati fra il figlio Nicola e i due architetti. 


Il fiuto per gli affari e l’esperienza nell’ambiente politico aveva portato Mandalà Senior a dedicarsi nuovamente al progetto, che nelle mani del figlio aveva perso vigore.
Oltre alla partecipazione diretta degli utili sui subappalti che ne sarebbero derivati, la portata dell’investimento conteneva in sé anche una evidente prova di forza e riaffermazione sul territorio da parte di quella frangia criminale che in quegli anni “era giunta all’apice” arrivando a proteggere la latitanza di Provenzano e organizzando il suo viaggio di cura nelle cliniche marsigliesi. 



Un espatrio che Zio Binu aveva affrontato con una carta d’identità falsificata da Francesco Campanella, vero “braccio” amministrativo ed economico di Nino Mandalà all’interno del Comune.

Proprio lui è l’uomo che più di ogni altro si era impegnato per risolvere ogni difficoltà burocratica durante il lungo iter di approvazione del nuovo Auchan: dalle modifiche sul piano regolatore, alla certificazione Anas per lo svincolo autostradale, fino alle tangenti destinate agli amministratori comunali, per giungere infine alla risoluzione dell’ultimo ostacolo: l’okay finale dell’ufficio urbanistico della Regione. Un ostacolo che si sarebbe dovuto superare con la “buona parola” del suo amico, ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro, il quale però non mantenne fede, secondo lo stesso Campanella, alla sua promessa di aiuto. 


Ciò non per una opinione negativa sul progetto ma per la mancata prospettazione di una parcella adeguata garantitagli invece dai sostenitori dell’iniziativa antagonista che sarebbe dovuta sorgere a Roccella, sotto ispirazione del capomafia Giuseppe Guttadauro. Una storia che si riallaccia ai processi celebrati per mafia a carico del Senatore Cuffaro sulle “talpe” e a quello a carico del suo delfino politico Mimmo Miceli, entrambi condannati in primo grado, per favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa, per i loro rapporti con il capomandamento di Brancaccio.
Sotto l’ombrello mafioso che, per convergenti interessi, si sono uniti in affari imprenditori collusi, funzionari corrotti e criminali mafiosi è inoltre emersa una prova documentale che raramente gli inquirenti hanno la fortuna di trovare. Si tratta – ha ricordato Di Matteo – di un quadro riassuntivo degli accordi contrattuali tra la Asset e la mafia dei Mandalà, rinvenuto nel computer sequestrato all’arch. Aluzzo. «Avvertendo la potenza economica imprenditoriale e “politica” di Asset Development – ha sottolineato il pm – la famiglia mafiosa ha preteso e ottenuto la ufficializzazione della propria legittimazione con la previsione dei rapporti contrattuali, da prima in capo a Mario Cusimano (membro della cosca, oggi collaboratore di giustizia) e poi intestati a Maria Teresa Romano (prestanome della fam. mafiosa)». 



Questi documenti, insieme alle valide dichiarazioni di Campanella, hanno consentito di ricostruire
quelle che erano le aspettative d’investimento della famiglia mafiosa di Villabate e fotografato quelle alleanze politiche e imprenditoriali che da sempre costituiscono il punto di forza della criminalità organizzata siciliana e calabrese.
A questo proposito, ha rimarcato Di Matteo, ci siamo ritrovati di fronte a rapporti “simbiotici” tra Nino Mandalà e i sindaci del comune di Villabate, Giuseppe Navetta prima e Lorenzo Carandino dopo. Rapporti che nel secondo caso, solo per questioni di prudenza, sono stati filtrati dalla “faccia pulita” e apparentemente presentabile del gruppo mafioso, personificato da Francesco Campanella. 



Oggi maggior accusatore della sua ex famiglia di mafia ma anche di quei colletti bianchi che con i loro spregiudicati o superficiali atteggiamenti contribuiscono a togliere libertà a un popolo già abbastanza piegato dalla prepotenza mafiosa. E ora, come ha annunciato il presidente Patrizia Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. 


In questo senso, si sente soddisfatto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo che ha parlato di una «sentenza che conferma l’esistenza di uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, nella cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche».
Per questo alla Corte e all’ufficio che ha rappresentato in questo processo la Pubblica Accusa va il ringraziamento dei cittadini onesti per il coraggio nella ricerca della verità a 360 gradi. 

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aguzzo

http://isolapulita.blogspot.it/2009/01/io-non-voto-httpisolapulita.html

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aluzzo

Processo La Mantia ed altri

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Dichiarazioni spontanee Palermo, 5 gennaio 2009 – 12:50

 

Rocco Aluzzo   imputato  15:1510′ 6″

  • Interrogatorio Francesco Campanella, Villabate, Centro Commerciale, Arch Aluzzo Rocco, ASSET DEVELOPMENT s.r.l., Architetto Borsellino, Cuffaro, Mandalà,


    Megastore e mafia chiesti sessant’ anni

    I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60
    anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate
    controllato dalla mafia. 



    La pena più alta – 15 anni – è stata sollecitata per
    Giovanni La Mantia,
    accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l’ ex sindaco
    di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l’ architetto che
    progettò l’ ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 

    I pm hanno invece
    chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset
    Development
    che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione
    aggravata dall’ avere agevolato la mafia. 

    Sette anni la pena chiesta per l’
    architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l’ ex socio della Asset, Giuseppe
    Daghino e per l’ ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.

    Patto mafia-politica per il megastore

    Da mandalà a La
    Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il
    politico “pentito” che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la
    posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di
    favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l’
    ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra
    uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell’
    Udeur ma anche uomo “riservato” della famiglia mafiosa di Villabate,
    risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la
    realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la
    prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni
    scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel
    quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di
    giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono
    due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno
    stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu
    il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una
    riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato
    Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da
    apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione
    fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava
    alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l’ operazione concordata tra
    Mandalà e La Loggia
    «avrebbe previsto l’ assegnazione dell’ incarico ad un loro progettista di
    fiducia, l’ ingegner Guzzardo, e l’ incarico di esperto del sindaco in materia
    urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte
    le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di
    urbanistica. In cambio – precisa poi Campanella – La Loggia, Schifani e Guzzardo
    avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e
    consulenza». 

    Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò
    sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà,
    in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle
    tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono
    imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della
    multinazionale romana Asset); l’ ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti;
    l’ ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e
    Antonio Borsellino.

    Nella vicenda dell’ ipermercato di Villabate, che poi non
    fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver
    ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l’ iter di
    approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una
    seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

    Il
    tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a
    Gaspare Giudice
    . a.z.


    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

    Il giudice per l’ udienza preliminare di Palermo Marco
    Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere
    avuto un ruolo nell’ affare del centro commerciale di Villabate. 

    Della vicenda,
    secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la
    famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola
    Mandalà. 

    Nell’ affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni
    per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le
    pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate.
    Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia
    Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ ex
    sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ ex sindaco di Catania Angelo Francesco
    Lo Presti, Matteo D’ Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino,
    titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il
    centro. 

    In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di
    incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di
    Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione
    del tribunale di Palermo.

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 

    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 

    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 

    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 

    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 

    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 

    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 

    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 

    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”

    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.

    http://isolapulita.forumfree.net/
    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

    http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

LA COMMISSIONE REGIONE SICILIA ANTIMAFIA HA CHIAMATO IL PROFESSORE per…………….

COMMISSIONE REGIONE SICILIA ANTIMAFIA

Seduta n. 86 del 12.06.12 XV Legislatura

Presidente: Speziale Calogero (PD).

• Marrocco Livio (FLI).


• Corona Roberto (PDL).


• Cordaro Salvatore (PID-CANTIERE POPOLARE).


• Caputo Salvino (PDL).


• Calanducci Francesco (MPA-ALLEATI PER IL SUD).


• Nicotra Raffaele (UDC Unione Di Centro).

IL PRESIDENTE comunica che la presente audizione è stata richiesta dal dott. Gaspare Portobello al fine di interloquire con i componenti della Commissione regionale antimafia in merito all’indagine della Commissione prefettizia su presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nell’amministrazione comunale del comune di Isola delle Femmine.

Il dott. Gaspare Portobello, sindaco del Comune di Isola delle Femmine, ricorda la propria vittoria alle elezioni del giugno  del 2009  contro  il sig. Stefano Bologna, già sindaco del comune di Isola delle Femmine, grazie anche ad una campagna elettorale focalizzata sulla legalità.

 
Evidenzia l’attività dell’attuale amministrazione incentrata sul contrasto alla mafia, a tal riguardo cita la costituzione di  parte civile  dell’amministrazione contro  il  sig.  Pietro  Bruno, noto affiliato ad una cosca mafiosa locale. Ricorda inoltre l’impegno dell’amministrazione in materia di assegnazione dei beni confiscati alla mafia, cita ad esempio l’assegnazione di un bene appartenuto allo   stesso   sig.  Pietro  Bruno alla compagnia locale dei carabinieri. Evidenzia infine l’opposizione del Comune di Isola delle Femmine, in sede giurisdizionale, alla richiesta del sig. Bruno di spostare un’isola ecologica attualmente ubicata nei pressi della sua abitazione.

Elenca alcuni atti amministrativi emanati dall’amministrazione in materia di licenze  edilizie  che attesterebbero la volontà dell’amministrazione comunale di perseguire l’interesse pubblico in luogo di interessi particolaristici e/o legati alla criminalità.

L’on. CORDARO ricorda la sua visita nel comune di Isola delle Femmine, si rammarica della situazione di esasperata tensione politica trovata all’interno di alcuni gruppi organizzati. Chiede quindi al sindaco di spiegare i motivi della richiesta di accesso agli atti perpetrata dalla Commissione prefettizia.

Il dott. Gaspare Portobello risponde di non conoscere i motivi che hanno spinto la Commissione prefettizia ad acquisire alcuni atti amministrativi emanati dagli uffici del comune, ribadisce tuttavia di essere costernato da tale richiesta poiché afferma di avere sempre lottato contro la mafia e di avere promosso, in tutte le sue forme, la legalità tra i cittadini di Isola delle Femmine. Ricorda con estremo rammarico la mancanza dei rappresentanti delle istituzioni in occasione dell’inaugurazione di un ‘giardino della legalità’ durante la commemorazione per il ventennale della strage di Capaci, teme che tale boicottaggio possa essere stato causato dalle indagini intraprese dalla Prefettura di Palermo.

Chiede alla Commissione regionale antimafia di vigilare ed indagare sulla  presenza di eventuali forze criminali che potrebbero, in  un prossimo futuro, inquinare l’attività amministrativa del comune.

Il PRESIDENTE dichiara di comprendere il rammarico del sindaco per la situazione venutasi a creare, purtuttavia puntualizza la necessità di aspettare i risultati a cui giungerà la Commissione prefettizia, esprime quindi fiducia nell’operato degli organi dello Stato.

Non avendo altri chiesto di parlare, il PRESIDENTE dichiara chiusa la seduta.

http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=3

Alune considerazioni sul contenuto delle dichiarazioni del PROFESSORE :

Intanto è opportuno precisare che Lei PROFESSORE è stato convocato in audizione  dalla Commissione Regionale ANTIMAFIA a seguito  degli accertamenti effettuati  dal Comando provinciale dei Carabinieri di  Palermo  su alcuni atti dell’amministrazione. 
Quindi molto ma molto probabilmente la Sua audizione non ha alcun collegamento diretto con l’insediamento della Commissione Prefettizia di accesso agli atti. Come dire: sono due “filoni di indagine” indipendenti che probabilmente saranno destinati a riunirsi.

PERMETTA professore ENTRARE nel merito delle Sue dichiarazioni:

Pensi PROFESSORE che il Suo collega di Campobello di Mazara ragioniere oltre che SINDACO si inaugurava LUI i beni che si confiscava.

LUI che diceva di combattere per la legalità e contro la mafia, andandosene però in giro a fare favori ai mafiosi e magari a scusarsi se ogni tanto doveva prendere precise posizioni, anche contro la cosca locale.


Ciò che fa inorridire, per chi della legalità ne ha fatto una ragion di vita,  il citato  personaggio è stato  ricercatissimo alle elezioni per il rinnovo dell’assemblea Regionale Siciliana, fu conteso dal fior fior di politicanti a livello nazionale.
Si! Addirittura sembra appartenesse  all’area politica di sinistra!
Che orrore!
Mafioso e nel contempo ANTIMAFIOSO!

Quindi per ritornare a Lei l’assegnazione, da parte della Sua Amministrazione, del bene appartenuto al Bruno Pietro, NON è certamente una prova di lotta alla mafia!

Lei PROFESSORE con la Sua Amministrazione ha fatto solamente il Suo DOVERE, ha assolto ad una RESPONSABILITA’ che la COSTITUZIONE le affida!


Piuttosto Signor PROFESSORE deve AMMETTERE che il NIPOTE del PROPRIETARIO DEL BENE CONFISCATO il DOTTORE MARCELLO CUTINO è UN COMPONENTE della Sua Giunta!
E non dica che nella seduta di Giunta era assente!
C’è da chiedersi, perchè l’assenza del Dottor Cutino Marcello alla seduta di Giunta?


A proposito dell’opposizione della Sua Amministrazione alla richiesta del Signor Bruno Pietro affinché fosse spostata “un’isola ecologica attualmente ubicata nei pressi della sua abitazione,” dovrebbe senz’altro essere informato che tra i suoi doveri istituzionali vi è anche quello di “Tutelare la Salute dei Cittadini”.
Un’isola ecologica MAI entrata in funzione anche perché mai COLLAUDATA sino al momento della richiesta di rimozione.
RICORDA PROFESSORE? Lei era Assessore all’ambiente!
Bello spreco di denaro PUBBLICO!


Riguardo alle licenze concesse tese a perseguire l’interesse pubblico gli scambi “epistolari” tra l’Ufficio Tecnico Comunale e l’Assessorato territorio Ambiente su tutte le licenze concesse in questi anni sono forse la dimostrazione che la Sua concezione di ‘interesse pubblico appartiene ad UNA sola e selezionata parte di Cittadini!

La Sua preoccupante-dichiarazione con cui chiede di indagare e vigilare sulla presenza di eventuali forze criminali tende forse a smentire su quanto LEI ha sempre affermato (ne parlava ancora qualche giorno addietro) Isola delle Femmine è “isola felice” .

Ove al contrario LEI, ravveduto, pensa veramente che vi sono state e vi sono forze criminali che inquinano l’attività amministrativa. Come ha detto ultimamente il Presidente della Repubblica Napoletano LEI nella funzione di Sindaco ha “…. l’obbligo giuridico ETICO MORALE …. di denunciare quanto di propria conoscenza alla Magistratura… solo così si   assolve al proprio dovere e si è d’esempio per le  nuove generazioni…”
 
Pino Ciampolillo
 
 
COMMISSIONE ANTIMAFIA REGIONE SICILIA



Seduta n. 84 del 05.06.12 XV Legislatura






Presidente: Speziale Calogero (PD).


• Caputo Salvino (PDL).


• Cordaro Salvatore (PID-CANTIERE POPOLARE).


• Corona Roberto (PDL).


• Nicotra Raffaele (UDC Unione Di Centro).


Presidente


Calogero Arturo Speziale


La seduta inizia alle ore 11.10.


IL PRESIDENTE comunica alcune informazioni relative alla missione a Mistretta di mercoledì 6 giugno.



L’on. CORDARO chiede di realizzare un’audizione del sindaco del comune di Isola delle Femmine in merito agli accertamenti effettuati dal Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo su alcuni atti dell’amministrazione.

Il PRESIDENTE concorda con l’on. Cordaro sulla necessità di acquisire ulteriori informazioni sulla questione del Comune di Isola delle Femmine.



L’on. CORONA chiede di realizzare un’audizione dell’imprenditore Michelangelo Mammana in merito ai recenti atti intimidatori subiti dallo stesso nel territorio di Castel di Lucio.



Il PRESIDENTE si dichiara d’accordo sull’onorevole Corona e afferma la propria intenzione di procedere in tempi relativamente celeri ad un’audizione finalizzata all’analisi della situazione di Michelangelo Mammana.



Il PRESIDENTE, relativamente ai punti 2 e 3 all’ordine del giorno, esprime delle considerazioni in merito alla necessità di aumentare la soglia dell’etica pubblica tra gli amministratori e di trovare dei rimedi alla corruzione dilagante nella società contemporanea.



Al fine di razionalizzare la materia della confisca dei beni ai corrotti e la sospensione delle cariche politiche a seguito di un decreto di rinvio a giudizio, così come previsto dalle proposte legislative all’ordine del giorno della seduta odierna, afferma la necessità di realizzare ulteriori approfondimenti e rinvia la discussione dei disegni di legge voto a data da destinarsi.







(La seduta è tolta alle ore 12.00)






http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=3  

ALCUNI  DEI TANTI PERCHE’ DELLA COMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI  al COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE

link

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/04/rinascita-isolana-abbandona-laula.html

“S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO
Link:

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/s-maggio-2012-lispezione-isola-delle.html

SONO DISPOSTA A VENRDERMI UNA DELLE MIE VILLE PER IMPEDIRE LA VITTORIA DI UNA LISTA AVVERSA A QUELLA DEL CANDIDATO SINDACO PROFESSORE
Link:
http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/sono-disposta-verdermi-una-delle-mie.html


La Cupola Della PolitiKa a Isola Delle Femmine IERI OGGI DOMANI

Link:
http://www.scribd.com/doc/91993480/La-Cupola-Della-PolitiKa-a-Isola-Delle-Femmine-IERI-OGGI-DOMANI


LICENZA EDILIZIA POMIERO MARIA GRAZIA
Link:
http://lemanisuisoladellefemmine.blogspot.it/2010/08/dionisi-cutino-i-pacchi.html


PIANO REGOLATORE DI ISOLA DELLE FEMMINE SOTTO LA SCURE DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE E DEL COMMISSARIO AD ACTA
Link:
http://noiisola.files.wordpress.com/2012/05/piano-regolatore-di-isola-delle-femmine-sotto-la-scure-del-commissario-ad-acta.pdf


Dichiarazione consigliare rinascita isolana al presidente del consiglio comunale
Link:
http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/dichiarazione-consigliare-rinascita_1215.html


Il comitato per la legalità a isola delle femmine per il rispetto delle leggi dei regolamenti e della dignità umana
Link:
http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/il-comitato-per-la-legalita-isola-delle_07.html


CONCESSIONE EDILIZIA N 1 11 FEBBRAIO 2011 CONIGLIO BILLECI Conc edilizia n[1].01 – 11
Link:
https://pinociampolillo.files.wordpress.com/2012/04/conc-edilizia-n1-01-11.pdf

Riso Napoleone Presidente del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine nel corso della seduta del CC rivolgendosi al Consigliere Rubino : “ Rubino se mi denuncia ti faccio saltare in aria, ti faccio vedere chi sono io “
Link:
http://isolapulita.blogspot.it/2010/09/blog-post_08.html


Quei beni sequestrati a Isola delle Femmine passaggio del Coniglio n 6 non sono dei Madonia restituiti al presunto prestanome ?
Link:
http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/quei-beni-sequestrati-non-sono-dei.html

ISOLA DELLE FEMMINE COPERTA DI MUNNEZZA E UNA IMMENSA DISCARICA DI AMIANTO IL PROFESSORE SI DIMETTE CON IL SUO ASSESSORE ALL’AMBIENTE

Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo

“Ma dal 1 luglio se i sindaci non pagano – ammonisce Geraci – potremo costruire grattacieli di spazzatura”.

IL PROFESSORE «Ad Isola delle Femmine la mafia non c’è e non capisco cosa sia venuta a fare la commissione prefettizia »

IL PROFESSORE «Questo parco doveva essere il fiore all’occhiello della mia amministrazione, ed invece si è trasformato in un’onta personale, anche se io non ho colpe».

IL BUSSINESS NELL’EMERGENZA RIFIUTI

“ Ad ogni stop del servizio crescono in maniera esponenziale i costi. Ogni volta che la raccolta si ferma, si devono spendere ancora più soldi per farla ripartire e per liberare le strade dalla spazzatura accumulata.”

“…. questa situazione di caos può convenire a qualche ditta privata che nell’incertezza generale può guadagnare fior di quattrini.”

OSSERVATORIO RIFIUTI ASSESSORATO SICILIA: “…. i sindaci fanno di tutto per non chiedere ai cittadini di pagare questa tassa, in particolare in periodi di campagna elettorale…”

OSSERVATORIO RIFIUTI ASSESSORATO SICILIA: “…. i sindaci hanno creato un debito con gli Ato che a loro volta non hanno pagato le imprese che gestiscono il servizio di raccolta. Si è creata così l’emergenza nelle strade e anche il rischio per i lavoratori di essere licenziati dalle imprese in crisi di liquidità. …”

I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE VISTA LA SITUAZIONE VENUTASI A CAUSA DEI CUMULI DI IMMONDIZIA CHE INVADONO ORMAI OGNI ANGOLO DEL NOSTRO TERRITORIO, CHE PUO’ PROVOCARE IN QUALSIASI MOMENTO L’INSORGERE DI EPIDEMIE CAUSATE DALLA PUTREFAZIONE DEI RIFIUTI, E DELLE CONSEGUENTI PROLIFERAZIONI DI TOPI E DI OGNI SPECIE DI INSETTI.
LA SITUAZIONE E’ DIVENTATA PIU’ CHE CRITICA ANCHE PER LE ELEVATE TEMPERATURE DI UN’ESTATE ORMAI INOLTRATA.
I CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE STANCHI ORMAI DI QUESTE SEMPRE PIU’ FREQUENTI EMERGENZE IGIENICO-SANITARIE, CHE SONO COSTRETTI A SUBIRE, E CHE SONO LA CONFERMA DELLA TOTALE INCAPACITA’ DEI NOSTRI AMMINISTRATORI NELLA GESTIONE DEL SERVIZIO RACCOLTA RIFIUTI :
RIVOLGIAMO UN APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA ALL’ILLUSTRISSIMO SIGNOR PREFETTO ALLE AUTORITA’ SANITARIE ED AGLI ORGANI GIUDIZIARI SE RICORRANO, IN OSSEQUIO ALLE LEGGI ED ALLE NORMATIVE PREVISTE, GLI ESTREMI DELLA RIMOZIONE IMMEDIATA DEI NOSTRI AMMINISTRATORI UNICI VERI RESPONSABILI DI QUESTO DISASTRO AMBIENTALE E DI UNA “allegra e spregiudicata” (denunciata dalla stessa Corte dei Conti) GESTIONE AMMINISTRATIVA DELLA SOCIETA’ ATO PA1 DI CUI IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E’ SOCIO .

ISOLA DELLE FEMMINE COPERTA DI MUNNEZZA IL PROFESSORE SI DIMETTE CON IL SUO ASSESSORE ALL’AMBIENTE


LE MANCATE RISPOSTE DEL PROFESSORE AL CONSIGLIERE DIONISI VINCENZO

Il Cons. Dionisi “più che della risposta si dichiara insoddisfatto dei numeri citati, in quanto basta fare una sottrazione ed è evidente che siamo sotto di circa 526.000,00 € e mi chiedo, allora,

quante persone di Isola non pagano la TARSU e di questi quanti esercizi commerciali nel 2011 non hanno pagato la TARSU.

Quanti esercenti che hanno in gestione i tratti dell’arenile non pagano la TARSU?

Ma, per giusta regola e per dignità morale, dovremmo chiederci particolarmente noi Consiglieri che abbiamo aumentato la TARSU se noi per primi l’abbiamo pagata nel 2011, perché se così non è non sarebbe giusto nei confronti dei cittadini che pagano regolarmente.

Non è giusto che gli evasori producano altra spazzatura, tant’è che il Comune di Palermo ha avviato diversi controlli negli esercizi pubblici e sui gestori di arenili per vedere chi paga e tasse o meno.


Questa sarebbe l’efficienza di un Comune perché se continuiamo a non fa pagare la tassa agli evasori, oltre che essere complici, non riusciamo neanche a pagare i costi essenziali sostenuti dall’ATO PA1. nel bilancio 2012 si avrà, di conseguenza, un ammanco di oltre 500.000,00 €, né è corretto sostenere che le somme non introitate risultino comunque iscritte a ruolo, stante che chi gestisce un’attività deve pagare regolarmente le tasse.”

IL PROFESSORE NELLA Sua risposta al consigliere DIONISI non ha risposto alle seguenti domande:
1) Quante persone a Isola delle Femmine non hanno pagato la TARSU nel 2011?
Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI sono le persone che NON hanno PAGATO la TARSU nell’anno 2011?


2) Quanti ESERCIZI COMMERCIALI non hanno pagato la TARSU nell’anno 2011?
Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI sono gli esercizi commerciali che NON hanno PAGATO la TARSU nell’anno 2011?


3) Quanti esercenti dei solarium poste sui tratti dell’arenile non hanno pagato la TARSU nell’anno 2011?
Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI sono gli esercenti dei solarium posti sui tratti di arenile di Isola delle Femmine NON hanno PAGATO la TARSU nell’anno 2011?


4) Il Consigliere di maggioranza geom. DIONISI nella Sua replica che dichiara insoddisfacente della risposta data dal PROFESSORE parla di: CONSIGLIERI COMUNALI che “presumibilmente” non hanno pagato la TARSU nell’anno 2011.

Ove risultasse veritiera tale affermazione può il PROFESSORE dire ai Suoi Concittadini CHI SONO QUESTI CONSIGLIERI COMUNALI che NON hanno PAGATO la TARSU relativa all’anno 2011? (per non parlare degli anni precedenti)

Delibera c.c. n.21.pdf (57 kb) File con estensione pdf

allegato Delibera cc n.21.pdf (86 kb) File con estensione pdf

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE NEMMENO IN QUESTI

GIORNI DI PRESENZA DELLA COMMISSIONE DI ACCESSO

AGLI ATTI VI DEGNATE DI PULIRE SAREBBE FORSE

UNA FORMA DI RISPETTO E di buona ACCOGLIENZA.

non trova PROFESSORE?

PROFESSORE PROBABILMENTE SARA’ INFORMATO CHE

QUOTIDIANAMENTE DA OLTRE UN MESE GIORNALMENTE

SALGONO E SCENDONO I COMPONENTI DELLA COMMISSIONE

DI ACCESSO AGLI ATTI.

Questo smentisce ciò che Lei e i suoi fedelissimi vaneggiate

“ non troveranno nulla io sono pulito”

INGRESSO DEL PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE

12 GIUGNO 2012

LA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE

12 GIUGNO 2012

MUNNEZZA EDICOLA ABITAZIONI RISTORANTE

ALLA STAZIONE

DI ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012

LA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012

INGRESSO DELLA BANCA DEL POPOLO A ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012

UNA CITTADINA SI DESTREGGIA FRA LA MUNNEZZA

DI ISOLA 12 GIUGNO 2012

INGRESSO DEL PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE SCUOLA MEDIA

E MAXIM BAR

12 GIUGNO 2012

MUNNEZZA EDICOLA ABITAZIONI RISTORANTE

ALLA STAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE

12 GIUGNO 2012





INGRESSO DEL PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE

SCUOLA MEDIA E MAXIM BAR

12 GIUGNO 2012









CLIENTE CHE LIBERA INGRESSO DELLA BANCA

DALLA MUNNEZZA 12 GIUGNO 2012





INGRESSO DELLA BANCA DEL POPOLO A ISOLA DELLE FEMMINE
12 GIUGNO 2012


INGRESSO DEL CONDOMINIO IN VIA ROMA
ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012






LA GIMKANA TRA LA MUNNEZZA DELL’AUTOMOBILISTA

A ISOLA DELLE FEMMINE 12 GIUGNO 2012



PANE E MUNNEZZA 12 GIUGNO 2012

A QUESTO PUNTO DI FRONTE A QUESTO SCEMPIO ambientale che mette a rischio la salute dei cittadini.
CONTRO QUESTO SISTEMA DI ILLEGALITA’ DI FAVORITISMI PER AMICI E PARENTI QUESTO PERENNE DISSERVIZIO A FRONTE DEI TRIBUTI VERSATI DA CITTADINI ONESTI E RESPONSABILI L’INVITO ALL’INTERA CITTADINANZA AD UNA

VIBRATA PROTESTA INVITO ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE.

COME DICE IL PROFESSORE PAGARE PER IL SERVIZIO RESO!

NESSUN SERVIZIO NESSUN TRIBUTO!

BASTA CON IL SILENZIO URLIAMO FORTE IL NOSTRO DISAPPUNTO!

CHIEDIAMO LE IMMEDIATE DIMISSIONI DI CHI NON HA MANTENUTO LE PROMESSE ELETTORALI.

CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DELL’INTERA AMMINISTRAZIONE CHE DELLA POLTICA AMBIENTALE NE AVEVA FATTO IL PROPRIO VESSILLO

avete fallito avete fallito avete fallito !!!!!!!!!!

Pino Ciampolillo

AMIANTO A ISOLA DELLE FEMMINE SI DIMETTE IL PROFESSORE CON IL SUO FIDATO ASSESSORE

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “
Pino Ciampolillo
A tutti i Sindaci della nostra Provincia chiediamo quindi di tenere ben ferma la rotta loro affidata dai cittadini e dalle leggi dello Stato, con particolare riguardo a quelle che tutelano la salute delle persone. Grandi sono le loro responsabilità indicate dalla legge per la tutela di questo bene primario che non ha prezzo, perché quando viene a mancare la salute non ci sono compensazioni che possano sopperire.
IL PROFESSORE «Ad Isola delle Femmine la mafia non c’è e non capisco cosa sia venuta a fare la commissione prefettizia »

IL PROFESSORE «Questo parco doveva essere il fiore all’occhiello della mia amministrazione, ed invece si è trasformato in un’onta personale, anche se io non ho colpe».

AMIANTO A ISOLA DELLE FEMMINE

Spentosi le fiamme dell’incendio che ha lambito le abitazioni a ridosso di un’area completamente abbandonata,  luogo di deposito di ogni  genere di munnezza  area  di ricovero di animali sorci zecche meschini zanzare e……un’area su  cui doveva sorgere un complesso residenziale di una cinquantina di appartamenti – C.E n.01-2010 – Edil C.P. S.a.s  -della  ditta EDIL C.P. di Puglisi Baldassare & C. S.A.S. (sotto inchiesta per fatti di MAFIA) si “disvela” in tutta la sua PERICOLOSITA’ ED INSALUBRITA’  una ampia  discarica a cielo aperto di AMIANTO.
La DISCARICA    di AMIANTO  ad   Isola delle Femmine si trova nel quadrilatero compreso tra via Falcone Via Sciacca Via Libertà  e Via Dante.
L’area della PERICOLOSSISSIMA E DANNOSISSIMA discarica è a ridosso di civili abitazioni, di fronte ALLA DISCARICA insiste la scuola Materna “La girandola” ed a seguire  un presidio medico ospedaliero,  alle spalle della discarica è operante il SUPERMERCATO Ai.Rom di Aiello e Romeo alla sinistra della discarica di AMIANTO si trova la Scuola Media  Riso.
La via Falcone è una importante via di passaggio per raggiungere la meravigliosa e stupenda spiaggia di Isola di Isola delle Femmine con i suoi Suk accampamenti e tanti tanti cumuli di munnezza.
ISOLA DELLE FEMMINE AMENA LOCALITA’ TURISTICA META  oltre che degli isolani anche dei TANTISSIMI turisti che annualmente trascorrono le vacanze estive nel nostro paese.
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE   VISTA OSPEDALETTO
VISTA SUPERMERCATO VISTA  SCUOLE MEDIA E
PRIMA INFANZIA    ISOLA  DELLE  FEMMINE 
13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012

AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE   VISTA OSPEDALETTO
VISTA SUPERMERCATO VISTA  SCUOLE MEDIA E PRIMA
INFANZIA    ISOLA  DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
AMIANTO E MUNNEZZA VIA FALCONE VISTA
OSPEDALETTO VISTA SUPERMERCATO VISTA 
SCUOLE MEDIA E PRIMA INFANZIA    ISOLA 
DELLE  FEMMINE  13 GIUGNO 2012
L’AREA DI VIA FALCONE PRIMA DELL’INCENDIO
L’AMIANTO NASCOSTO NELL’AREA DA
CEMENTIFICARE C.E n.01-2010 – Edil C.P. S.a.s

IL PROFESSORE «Ad Isola delle Femmine la mafia non c’è e non capisco cosa sia venuta a fare la commissione prefettizia »


IL PROFESSORE «Questo parco doveva essere il fiore all’occhiello della mia amministrazione, ed invece si è trasformato in un’onta personale, anche se io non ho colpe».

IL BUSSINESS NELL’EMERGENZA RIFIUTI

“ Ad ogni stop del servizio crescono in maniera esponenziale i costi. Ogni volta che la raccolta si ferma, si devono spendere ancora più soldi per farla ripartire e per liberare le strade dalla spazzatura accumulata.”                                                  

“…. questa situazione di caos può convenire a qualche ditta privata che nell’incertezza generale può guadagnare fior di quattrini.”

OSSERVATORIO RIFIUTI ASSESSORATO SICILIA: “…. i sindaci fanno di tutto per non chiedere ai cittadini di pagare questa tassa, in particolare in periodi di campagna elettorale…”
OSSERVATORIO RIFIUTI ASSESSORATO SICILIA: “…. i sindaci hanno creato un debito con gli Ato che a loro volta non hanno pagato le imprese che gestiscono il servizio di raccolta. Si è creata così l’emergenza nelle strade e anche il rischio per i lavoratori di essere licenziati dalle imprese in crisi di liquidità. …”

Quanto costa un voto a Campobello? 150-200 euro

20 dic 2011 salta direttamente ai commenti
Quanto costa un voto a Campobello? 150-200 euro
Servizio realizzato dalla redazione i Marsala.it a Campobello di Mazara, il giorno dopo l’arresto del sindaco Ciro Caravà per associazione mafiosa, per capire come l’hanno presa i cittadini.

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/blog-post_06.html

http://primaveraisolana.wordpress.com/2012/06/16/quanto-costa-un-voto-a-campobello-150-200-euro/

http://primaveraisolana.wordpress.com/2012/06/16/ciro-carava-deve-restituire-oltre-300-000e/

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/01/gestione-rifiuti-danni-erariali-la.html

Ciro Caravà: inaugurava i beni confiscatisi

Il sindaco è in carcere perché accusato di avere rapporti con la mafia, ma non molla la poltrona. Succede a Campobello di Mazara e il sindaco si chiama Ciro Caravà, eletto in quota Pd. Caravà diceva di combattere per la legalità e contro la mafia, andandosene però in giro a fare favori ai mafiosi e magari a scusarsi se ogni tanto doveva prendere precise posizioni, anche contro la cosca locale. A dicembre è stato arrestato. Caravà resta sindaco, sebbene non possa più esercitare il mandato. E’ in cella e il prefetto di Trapani lo ha anche sospeso. La misura cautelare qualche giorno addietro ha ricevuto anche il sostegno della Cassazione, ma lui non si dimette. Ragioniere, 50 anni, è stato arrestato quando aveva da poco iniziato il suo secondo mandato di primo cittadino a Campobello di Mazara.

Siamo nel cuore del Belìce

Campobello di Mazara è terra di intrecci tra mafia, massoneria, politica, impresa. “Cosa Nostra pasce e cresce dove la politica è debole” dice don Luigi Ciotti di Libera e a Campobello è così. Da sempre. Il paese è ad un tiro di schioppo da Castelvetrano, la terra del super latitante Matteo Messina Denaro, e secondo le accuse della Dda di Palermo, il sindaco avrebbe dispensato favori agli “amici degli amici” della cosca di Messina Denaro. Nel suo ufficio teneva le foto di Falcone e Borsellino e però di lui i mafiosi in paese dicevano “Ciro è cosa nostra”. Esponente del Pci nella prima repubblica, nel Pd è approdato nella seconda repubblica, dopo essere stato con Forza Italia, poi con Democrazia Europea di Sergio D’Antoni. La sua poltrona aveva scricchiolato alcuni anni addietro, dopo due blitz antimafia che servirono alla polizia per fare terra bruciata attorno a Messina Denaro, uscirono fuori delle intercettazioni e partì un’ispezione prefettizia che si concluse con la proposta di scioglimento per mafia. Tuttavia la proposta, avanzata dalla prefettura di Trapani, arrivata sul tavolo dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, restò senza risposta: a Campobello nonostante indagini e ispezioni si tornò a votare e Caravà fu rieletto sindaco. Poi arrivarono i carabinieri con l’operazione “Campus Belli” e tra gli arrestati finì anche il sindaco fresco di rielezione. Oggi il Comune di Campobello è stato commissariato dalla Regione per le dimissioni della giunta e dei consiglieri comunali, è in corso una seconda ispezione prefettizia, ma il sindaco – dal carcere – continua a non volere dimettersi: se fosse servita un’ulteriore dimostrazione della sua concezione di legalità, l’ha ulteriormente palesata. Caravà, intercettato, dopo l’inaugurazione di un bene confiscato alla mafia, cercava di giustificarsi al telefono con i suoi interlocutori: “Io questo ho dovuto farlo…”.

Un sindaco dalla “doppia faccia”

I mafiosi e i presunti tali intercettati ne avrebbero provato la disponibilità. Per esempio quando c’era da punire una vigile urbano, che aveva fatto una multa che secondo i “mammasantissima” del paese non avrebbe dovuto verbalizzare: “L’ho detto al sindaco, a Ciro, la deve trasferire. Gli ho detto: si deve trasferire quella. Se non la trasferiscono faccio un casino A questa le faccio rimpiangere il giorno che è nata”.
Rino Giacalone per ilfattoquotidiano.it  

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